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martedì 10 settembre 2019

Giornali, giornalini e giornaletti

La bennibag di Rosalie...

Nei beati tempi della mia infanzia, quando il bene era bene e il male male, le belle signore mamme, che per nuotare indossavano una cuffia di gomma ornata di fiorellini e costumi grandi con le rushes, leggevano, in spiaggia, un settimanale illustrato che conteneva servizi di moda, ricette di cucina, consigli di bon ton, e altre piccole garberie per gentildonne. C’erano, come sempre in Italia, due partiti. Alcune, compresa mia madre e – l’ho scoperto ora – mia suocera, leggevano “Grazia” che già nel nome era tutto un programma femminile e le altre, invece, “Annabella”. Per noialtre arrivò, luccicante e croccante di novità, “Donnamoderna” che diven tò, poco a poco, una bandiera unica…
I ragazzi, invece, leggevano dei giornaletti a fumetti e anche qui le scuole differivano. C’era chi prediligeva “Il Monello” o “L’intrepido” e chi, invece, il più moderno “Lanciostory”. Io spesso sbiricavo i giornaletti dei fratelli. E mi perdevo nelle avventure elettrizzanti di “Billy Biss”… Per i più piccoli (lo amavo tanto!) c’era Miao e poi anche le “figurine” che erano loro pure di due tipi: per i maschi c’era l’album dei calciatori, per le femmine quello della Disney. Conservo ancora, tra le cose care, il mio primo album Dysney quasi finito. Le figurine vi si attaccavano con la colla, soltanto le più rare erano autodesive…
I papà, invece, leggevano il giornale che non era il titolo di un quotidiano, ma il termine che li definiva tutti quanti, dall’Avvenire al Manifesto fino al Corriere della sera. Mio padre, quando leggeva il giornale, seduto nella scomoda poltrona della sala da pranzo si faceva scuro e corrucciato e non si doveva disturbare. “Zitti – diceva mia madre – papà sta leggendo il giornale”. Era come una bibbia, in celebrazione, e forse è per quella cert’aria di solennità, perché interessava tanto mio padre, che tra tutti i mestieri, scelsi, anni più tardi, di diventare giornalista.


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