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| La bennibag di Rosalie... |
Nei beati tempi della
mia infanzia, quando il bene era bene e il male male, le belle signore mamme,
che per nuotare indossavano una cuffia di gomma ornata di fiorellini e costumi
grandi con le rushes, leggevano, in spiaggia, un settimanale illustrato che
conteneva servizi di moda, ricette di cucina, consigli di bon ton, e altre
piccole garberie per gentildonne. C’erano, come sempre in Italia, due partiti.
Alcune, compresa mia madre e – l’ho scoperto ora – mia suocera, leggevano “Grazia”
che già nel nome era tutto un programma femminile e le altre, invece, “Annabella”.
Per noialtre arrivò, luccicante e croccante di novità, “Donnamoderna” che diven
tò, poco a poco, una bandiera unica…
I ragazzi, invece,
leggevano dei giornaletti a fumetti e anche qui le scuole differivano. C’era
chi prediligeva “Il Monello” o “L’intrepido” e chi, invece, il più moderno “Lanciostory”.
Io spesso sbiricavo i giornaletti dei fratelli. E mi perdevo nelle avventure
elettrizzanti di “Billy Biss”… Per i più piccoli (lo amavo tanto!) c’era Miao e
poi anche le “figurine” che erano loro pure di due tipi: per i maschi c’era l’album
dei calciatori, per le femmine quello della Disney. Conservo ancora, tra le
cose care, il mio primo album Dysney quasi finito. Le figurine vi si
attaccavano con la colla, soltanto le più rare erano autodesive…
I papà, invece,
leggevano il giornale che non era il titolo di un quotidiano, ma il termine che
li definiva tutti quanti, dall’Avvenire al Manifesto fino al Corriere della
sera. Mio padre, quando leggeva il giornale, seduto nella scomoda poltrona
della sala da pranzo si faceva scuro e corrucciato e non si doveva disturbare. “Zitti
– diceva mia madre – papà sta leggendo il giornale”. Era come una bibbia, in
celebrazione, e forse è per quella cert’aria di solennità, perché interessava
tanto mio padre, che tra tutti i mestieri, scelsi, anni più tardi, di diventare
giornalista.

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