Qualche tempo fa, in un giorno qualsiasi della settimana, sono andata al cinema a vedere un film bello, anzi bellissimo, e italiano (anche se la produzione, cioè i soldi, sono venuti anche dall'estero...) che ancora più di quanto pensavo mi è piaciuto. Il film si intitola "Il primo re" ed è di un regista trentasettenne che non avevo mai sentito nominare di nome, come in tanti oramai, Matteo e di cognome Rovere. Il film racconta la storia della fondazione di Roma e nel mito di gemelli si fonda tutta la trama, ma rivisto e corretto - con intelligenza - per regalare il twist finale che tanto piace al cinema americano (e al quale ormai siamo abituati). Tutto è davvero ben fatto da questo giovane regista che ama le sue pellicole come creature sue (ma anche di tante maestranze che ad esso lavorano). Bella l'ambientazione, nelle campagne dell'Alto Lazio, con i boschi ancestrali e il rincorrersi delle spume del biondo Tevere. Belli e ben scelti i due protagonisti che, nel viso portano la successione naturale dal primo re, più selvaggio e violento, al secondo re, già più civile e sociale. Ma il secondo è il primo. Bella la scelta di far parlare tutti gli attori in uno strano proto latino. Un difetto proprio non riesco a trovarlo...Non vi svelo l'arcano, naturalmente, ma davvero non perdete questo splendido film.
Bellissimo, ai titoli di coda, compare una scritta di Plutarco e poi un cerchietto rosso che è Roma si allarga fino a divorare l'intero mondo conosciuto di allora. Roma caput mundi lì dove prima c'erano i leoni...

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