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domenica 24 febbraio 2019

Macchine da cucire



Me ne andavo per la mia strada, tutta chiusa nel mio bel cappotto color sabbia nell’elegante quartiere dei Prati, dove abita una delle mie allieve, quando, lungo la via Cola di Rienzo, ecco aprirsi la bocca rossa come di un drago che è l’entrata di una libreria Mondadori. Oh quanto tempo che non metto piede in una libreria! Negli ultimi anni ho usatole biblioteche di Roma per sfamare la mia voglia di libri e poi la personale biblioteca di mio marito che, di volumi, ne conta parecchie migliaia e che sono un poco ovunque in casa nostra, come riproducendosi nelle mie notti di sonno.
Controllo l’orario, sì, ho un panierino di minuti ancora caldi e tutti per me prima di affrontare le ore di lezione. E così, varco le porte senza porte, ed entro a snasare tra tanti volumi che mi paiono tante torrette di avvistamento. Pesco qui e lì e leggo la prima pagina e poi la numero settanta (come insegnava uno scrittore francese famoso quando ero giovane io che insegnava così a misurar lo spessore del libro e dello scrittore). No, non ci siamo quasi mai (almeno per me). La scrittura sciatta, tante brutte parole, le storie banali. No, no. E sto per andare via quando il mio occhio attento cade su un volumetto rosa e celeste (come il vestito che ho appena cucito) e il titolo mi fa sobbalzare il cuore e l’autrice pure. Senza leggere né pagina uno né pagina settanta, a scatola chiusa per così dire, porto il libro alla cassa, da A. e poi a casa. E in tre giorni scarsi ho letto d’un fiato “Il sogno della macchina da cucire” di Bianca Pitzorno, editore Bompiani. Lei, Bianca, era amica di un’amica e mi aveva riempito già il cuore con un suo incantevole volumetto che dorme nella pancia del mio comodino: “Storie delle mie storie”. E non aggiungo altro perché, ecco, i libri (la scrittura) e la macchina da cucire sono i miei due grandi amori e i miei sogni…

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