Grigio è il cielo in
questa domenica mattina 17 marzo in cui si celebra il giorno, di tanti anni fa
(era il 1861 e fate un poco i conti), che vide Vittorio Emanuele II diventare
il primo Re d’Italia. A piazza Venezia è tutto un tripudio di fanfare e di
carabinieri in alta uniforme con i loro bei mantelli turchini e rossi. Sparsi
per le vie, tutt’attorno, vigili severi impediscono alle macchine d’entrare,
mentre i pedoni, senza sapere che cosa si festeggia, si assiepano per annusare
le musiche e i colori. E io con loro, perché anche a me piacciono le bande, la
musica e l’allegria. E sono tutta contenta di veder Roma pulita che quasi mi
dimentico del fatto che, nel mio petto,
batte un cuore papalino… Scendo giù per i gradini puliti della scalinata di
Magnanapoli e, oddio, e questo che cos’è? Un cumulo di sporcizia maleodorante,
a un tiro di sasso dalle celebrazioni? Fotografo, sotto lo sguardo severo del
Papa Paolo II Barbo che era veneziano, rinascimentale e amante della bellezza.
Che cosa gli tocca, poverino, sotto il naso!
Appena incontro un
vigile, lo fermo e gli mostro la fotografia. E lui mi guarda come se fossi
appena uscita da Villa Arzilla e mi dice sì sì, grazie come si dice ai pazzi.
Vabbè, proseguo. E proprio mentre sto per infilarmi a piazza Navona, in Piazza
dei Massimi, eccoti un altro bel cumulo di rifiuti marci. Oddio! Fotografo di
nuovo e mi accorgo che proprio sul muro del palazzo che guarda su tutta quella
sugna c’è un’iscrizione papalina che vieta di “fare i monnezzari”. Roma sa
sempre sorridere… Vabbè, sarà finita. E invece neanche per sogno. Tornando a
casa incontro un'altra discarichetta in Via della Sapienza e poi un’altra
ancora al culmine di via della Cordonata (e le ho fotografate tutte quante). E’
ora di tornare a casa e, crepi l’avarizia, Viva Re Vittorio.

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