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domenica 17 marzo 2019

VIva Re Vittorio!


Grigio è il cielo in questa domenica mattina 17 marzo in cui si celebra il giorno, di tanti anni fa (era il 1861 e fate un poco i conti), che vide Vittorio Emanuele II diventare il primo Re d’Italia. A piazza Venezia è tutto un tripudio di fanfare e di carabinieri in alta uniforme con i loro bei mantelli turchini e rossi. Sparsi per le vie, tutt’attorno, vigili severi impediscono alle macchine d’entrare, mentre i pedoni, senza sapere che cosa si festeggia, si assiepano per annusare le musiche e i colori. E io con loro, perché anche a me piacciono le bande, la musica e l’allegria. E sono tutta contenta di veder Roma pulita che quasi mi dimentico del fatto che,  nel mio petto, batte un cuore papalino… Scendo giù per i gradini puliti della scalinata di Magnanapoli e, oddio, e questo che cos’è? Un cumulo di sporcizia maleodorante, a un tiro di sasso dalle celebrazioni? Fotografo, sotto lo sguardo severo del Papa Paolo II Barbo che era veneziano, rinascimentale e amante della bellezza. Che cosa gli tocca, poverino, sotto il naso!
Appena incontro un vigile, lo fermo e gli mostro la fotografia. E lui mi guarda come se fossi appena uscita da Villa Arzilla e mi dice sì sì, grazie come si dice ai pazzi. Vabbè, proseguo. E proprio mentre sto per infilarmi a piazza Navona, in Piazza dei Massimi, eccoti un altro bel cumulo di rifiuti marci. Oddio! Fotografo di nuovo e mi accorgo che proprio sul muro del palazzo che guarda su tutta quella sugna c’è un’iscrizione papalina che vieta di “fare i monnezzari”. Roma sa sempre sorridere… Vabbè, sarà finita. E invece neanche per sogno. Tornando a casa incontro un'altra discarichetta in Via della Sapienza e poi un’altra ancora al culmine di via della Cordonata (e le ho fotografate tutte quante). E’ ora di tornare a casa e, crepi l’avarizia, Viva Re Vittorio.

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