domenica 30 dicembre 2018
Buon anno a tutti!
mercoledì 26 dicembre 2018
Dopopranzo a Ficarolo
C'è, nella bassa padana, lì dove il Po crea un'anta che bagna di nebbia la pianura, un piccolo paese che è tutto quanto nella sua piazza rettangolare e molto felliniana, nella Chiesa bella intitolata a Sant'Antonino, nel campanile pendente che è, a modo suo, una piccola torre di Pisa veneta; c'è, dicevo, un paesino di nome Ficarolo che, nella geografia della mia esistenza, non sarebbe entrato mai se non per le alchimie misteriose della Provvidenza che cuce i passi umani alla volontà divina sua.
Ed eccomi, infatti, a Ficarolo, in una nebbiosa mattina di dicembre, in un casolare antico dove vive una famiglia antica, piena di bambini e zie e zii e nonni fino a non saper dove metterli. Nella tavolata grande loro, l'Italia fiorita di una volta che era, un poco, anche quella della famiglia mia. Salsicce, pastasciutta e verdure vanno e vengono come vanno e vengono a turno i commensali: prima le bambine piccole tornate dalla materna, poi le grandi dalle medie, gli uomini dalla campagna, le mogli dai negozi e dalle case intorno. Arde la brace nel camino e il profumo di carne arrosto riempie le stanze al pianoterra e il cuore, mentre Giannina, per sciarpa un metro giallo, insegna a me a prender dal cartamodello il figurino per un vestito rosa che verrà. Intanto la gatta Minnella, bianca e d'argento, ebbra di fuoco e di calore, pisola sul sofà e, se disturbata dalla bambina Alice, che la vuole in braccio, lunga sul petto, lasciando pendole le zampe dietro e davanti, tira fuori le unghie e fa il muso feroce perché anche lei non vuole disturbare il caldo dopopranzo di una antica famiglia italiana...
Ed eccomi, infatti, a Ficarolo, in una nebbiosa mattina di dicembre, in un casolare antico dove vive una famiglia antica, piena di bambini e zie e zii e nonni fino a non saper dove metterli. Nella tavolata grande loro, l'Italia fiorita di una volta che era, un poco, anche quella della famiglia mia. Salsicce, pastasciutta e verdure vanno e vengono come vanno e vengono a turno i commensali: prima le bambine piccole tornate dalla materna, poi le grandi dalle medie, gli uomini dalla campagna, le mogli dai negozi e dalle case intorno. Arde la brace nel camino e il profumo di carne arrosto riempie le stanze al pianoterra e il cuore, mentre Giannina, per sciarpa un metro giallo, insegna a me a prender dal cartamodello il figurino per un vestito rosa che verrà. Intanto la gatta Minnella, bianca e d'argento, ebbra di fuoco e di calore, pisola sul sofà e, se disturbata dalla bambina Alice, che la vuole in braccio, lunga sul petto, lasciando pendole le zampe dietro e davanti, tira fuori le unghie e fa il muso feroce perché anche lei non vuole disturbare il caldo dopopranzo di una antica famiglia italiana...
martedì 25 dicembre 2018
Buon Natale!
Tremula la nebbia pare stendere un lenzuolo di seta sui tetti delle case che dormono nel quieto dopopranzo del Natale. Io, come sempre lontana da casa mia e dalla famiglia mia - che poco o nulla è famiglia oramai - me ne sto qui a Padova e contando a ritroso mi accorgo, con sgomento, che sono oramai più di vent'anni che mi ritrovo qui, come parte di qualcosa che nel profondo non mi appartiene, che spendo qui le ore e i giorni nel pensiero che sempre mi accompagna di fiamma, nascosto nel cuore. Tenendolo nascosto, in guardia, evvia.
E quando sono qui mi mancano le mie piccole, discrete quotidianità, il mio armadio ordinato oppure no, il caffè della mattina presto quando il cielo è ancora scuro e la cortina del giorno ancora non si è alzata e il sole non si vede ancora dalla finestra della mia bella cucina; mi manca la mia corsa verso Santa Caterina quando tutti ancora dormono e io no, mi manca la mia macchina da cucire e il sogno tra le dita che nutro ancora nonostante tutte le avversità. Mi manca il mio bagno caldo con la spuma profumata e il talco poi, al sapore di rosa... Sia come sia, sono qui e qui a Padova faccio quel che posso per ritrovarmi. E da qui, da queste pagine senza pagine che non hanno né un dove né un quando e sono nebbia anche loro, a modo loro, mando a tutti i miei pochi lettori il mio augurio di Buon Natale che è buona Rinascita nel Mistero che si rinnova, sotto le stelle di un cielo silente che tutto abbraccia nel suo nascosto amore: Buon Natale
E quando sono qui mi mancano le mie piccole, discrete quotidianità, il mio armadio ordinato oppure no, il caffè della mattina presto quando il cielo è ancora scuro e la cortina del giorno ancora non si è alzata e il sole non si vede ancora dalla finestra della mia bella cucina; mi manca la mia corsa verso Santa Caterina quando tutti ancora dormono e io no, mi manca la mia macchina da cucire e il sogno tra le dita che nutro ancora nonostante tutte le avversità. Mi manca il mio bagno caldo con la spuma profumata e il talco poi, al sapore di rosa... Sia come sia, sono qui e qui a Padova faccio quel che posso per ritrovarmi. E da qui, da queste pagine senza pagine che non hanno né un dove né un quando e sono nebbia anche loro, a modo loro, mando a tutti i miei pochi lettori il mio augurio di Buon Natale che è buona Rinascita nel Mistero che si rinnova, sotto le stelle di un cielo silente che tutto abbraccia nel suo nascosto amore: Buon Natale
venerdì 7 dicembre 2018
Un grillo al mercatino
| Cuori angelici |
Ad avvicinarsi ai tavoli, per carità, si correva via come nel timore di essere morsicati da una vipera, e le quattro chiacchiere che condivano di gioia, un tempo, i magri guadagni da mercatino, in tasca al gigante Barabù. E addio.
C'era il sole, calduccio, all'ora alta del buon pranzo, ma tutt'intorno, per me e per gli altri venditori, si respirava il ghiaccio. E non perché non si vendeva, no, oppure, meglio, non solo, era un qualcosa di ostile nell'aria che serpeggiando andava, rimbombando nei tamburi ossessivi di una banda di ragazzi che riempivano di ritmi tribali il meriggiare romano. Non campane della domenica, ma tamburi in un rincorrersi di botti e urla...
L'unica a divertirsi, saltellando, beata, tra le bancherelle, una bimbetta nomade, di cinque anni o poco più, che ai tavoli chiedeva dolciumi e doni. A me ha chiesto una busta (che le ha dato il mio amico Giampiero, essendo la mia troppo piccola) per metterci dentro il giacchetto e il bottino. Poi mi ha domandato come mi chiamavo e dopo averglielo io detto, lei mi ha detto che si chiamava Valentina e saltellando, oplà, via di nuovo a caccia di avventure, ghiottonerie e giocattolini. In quel gelo, però, poco più tardi sono arrivate anche per lei parole amare e inviti lividi a smammare.
Ma lei, spallucce, e via: un grillo valentino al mercatino...
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