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sabato 17 novembre 2018

Un marchese a Magnanapoli

A Santa Caterina a Magnanapoli, una piccola chiesa color di neve che sembra aver per campanile la Torre delle Milizie,  dove il bianco barocco si sposa, nell'innocenza, con le anime oranti e con la mia, ci sono molte piccole cappelle. Ma bella tra le belle, secondo me, è la cappella Patrizi, dipinta e affrescata da Giovan Battista Passeri, un pittore poco conosciuto del Seicento e che era, oltreché pittore, anche poeta e biografo di pittori. La bellezza sublime della cappella è nel dipinto centrale che raffigura, tutti e tre insieme, uniti dall'amore, i tre Arcangeli. Sulla sinistra, per chi guarda, c'è San Gabriele col suo bel giglio bianco della purezza e anche di Santa Caterina (il cui nome vuol dire, appunto, pura). Al centro, San Michele, generale delle milizie celesti, vestito in armatura da antico romano; sulla destra, infine, San Raffaele, l'arcangelo taumaturgo che tiene per mano un angiolino, in forma di angelo custode di tutti e di ciascuno di noi.
Rovesciando il naso in su, si scopre che la cappella è un trionfo d'angeli che vengono raccontati, in foggia diversa, ma pieni di generose ali, in episodi evangelici in cui essi irrompono nella vita umana, con il loro candido splendore. C'è l'angelo che avverte Giuseppe di fuggire in Egitto con la sua famigliola, c'è quello che libera San Pietro dalla prigionia, l'angelo di Santa Caterina e al centro, la scena delle scene di tutta la nostra santa tradizione: Il Creatore in atto di dare a Gabriele il sublime  ordine...
Io, per celebrar degnamente tutta questa bellezza, ho portato in Chiesa un discendente di casa Patrizi che, giunto in bicicletta, nel traffico della prima sera, si è perduto nella rimembranza di avi suoi cardinali, beati e quasi santi. E io con lui, in gioia.

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