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| Respirando la pace |
Come nei bei tempi
dorati di quando avevo il mio bambino piccolo, eccomi di gamba svelta (che
quella, a Dio piacendo lo è ancora), scendere giù per la scalinata di
Magnanappoli, respingere gli attacchi dei venditori di braccialettini che sono
appostati ai piedi dei gradini e percorrere, in un balzo, le Botteghe Oscure
diretta alla Biblioteca Centrale ragazzi dove ero solita recarmi spesso a
prendere e a riportare i tanti libri letti, amati e digeriti dal figlioletto.
Passo, davanti alla bella chiesa di San Carlo, che mi guarda pensoso da lassù
nel suo bel medaglione trinitario, e butto un occhio a una bancarella di
cappellini deliziosi dove la venditrice, seduta su una sediola, si sta
amabilmente truccando, baciata da sole e proseguo fino alla meta. Che raggiungo
col sole alto, all’apertura. Cercando come cerco un libro per piccini, mi
accorgo, con un sospiro, che la bottega dei piccoli è chiusa al lunedì. Così,
salgo le strette scale e per fortuna mi accoglie il volto sorridente di
Lionella che conosco perché mi conosceva in quei tempi lì di cui ho scritto
sopra e lei si offre volontaria per cercare il librino dei desideri.
Si tuffa per le scale e
io riconoscente aspetto. C’è però in un angolo buio di rancore un certo signore
che, sbuffando per l’attesa, rivendica il suo diritto ad essere ascoltato.
Evvia, dove sono i suoi libri ordinati con l’interbibliotecario? “Mi dispiace…
è colpa mia…”, mi scuso. E lui, senza degnarmi di un’occhiata, dichiara: “Ebbene
fatela risalire la bibliotecaria!”. Intende Lionella, che viene chiamata all’interfono.
Pochi minuti ed è già su. Il tipo, rabbiato ancora, dice: “Ho avuto una
sospensione per il tal giorno e…” In sospensione, conclude Lionella: “E i suoi
libri sono arrivati qui e, durante la sospensione, se ne sono tornati a casa
loro”: Sì, ho sempre pensato che, andando in biblioteca, bisogna metter fretta
e fregole in naftalina e che la fretta, comunque, è cattiva consigliera…


