![]() |
| Bennibag della nuova collezione d'autunno... |
A volte, conclusi a
sera i miei numerosi compiti di pratica quotidiana e svolto quel di più che mi
riempie il cuore di spuma d’oro, io mi siedo davanti alla televisione a
guardare un certo programma su una rete tal dei tali dove due immobiliaristi,
un bel ragazzo di professione architetto o meglio anarchitetto visto come
presenta le sue proposte al compratore e una signora che, nel vestire, ha stile
da vendere, fan le loro proposte in forma di appartamenti, vile, villette e
villoni a coppie innamorate o attempatelle che deciso,, non so per qual motivo,
di acquistar una seconda casa in giro per lo Stivale.
Entro così, grazie a
loro, in case dove mai metterei piedi e in tutte, e dico tutte, decifro il medesimo
sapore. Dall’alpe alle piramidi, per così dire, in uniformità, spesso in gusto
lineare, civettano interni che nulla hanno di vissuto, di caldo, di famigliare.
Di vivo. Ecco, a me paiono tutti quanti, senza eccezione, interni morti. E non
importa se si affacciano sul Golfo di Napoli o sulle bellezze verdi delle
italiche campagne. Da tutte, e non so dire perché, emana come un sentore di
gelo, come se fosse passata in quelle stanze, con la sua porporina di ghiaccio,
la fata sterile che abita nei freddi palazzi al Polo Nord. In diamante, nulla.
Ed ecco perché ho
gioito nel leggere, tutto d’un fiato, un libriccino che ho trovato per caso
nella mia libreria e che era parte di una raccolta di Millelire donatami, anni
orsono, dal caro Marcello Baraghini (che saluto con una scappellata di cuore
nel ricordo allegro del merlo in gabbia, indiano e parlante…). E’ un racconto
lungo di una certa Irene Gentile e si intitola “Cara nonna” e parla anche delle
case di cui ho detto sopra, antiche eppure truccate al punto da risultare senza
storia, case che non possono mai esser “casacce con i balconcelli”…

Nessun commento:
Posta un commento