Sotto un sole che
sembrava elevato alla terza, spedita in abbrivio sulla Prenestina, eccomi
lanciata con la mia Cinquecento verso la Esselunga che, da quando è aperta, è
protagonista assoluta delle mie spese. Altrove non vado e devo dar ragione ai
milanesi che la considerano unica e sola. Tali e quali a me. Insomma sono lì,
nel traffico matto di questa Roma infuocata di maggio e vado e torno, piena di bennibags ricolme di questo e quello, e giunta
all’altezza di via Panisperna, in odore quotidiano di casa, ecco il solito
spettacolo del degrado al quadrato che tutto trascolora; immondizia
indifferenziata che erutta dai bidoni della differenziata e persone di tutti i
colori che frugano con i bastoni in quel mare per pescare i pesci loro e poi,
ecco, i venditori di acqua fresca, tutti piccoli, colorati, tutti illegali a vendere acqua presa - e chi lo sa - dalle fontane e che parlano a
stento l’italiano.
Benvenuti a Roma, la città dei Cesari e mentre, dolente, proseguo il mio cammino, ecco sbucar dal nulla due carabinieri, un lui e una lei, tutti e due giovani e carini e anche sorridenti. Oh no, mi fermano. Mi fermo e comincio a rovistare tra le carte per trovare i documenti richiesti che trovo ora uno ora l’altro, sotto gli occhi severi del ragazzo che mi spiega (a me che ho il triplo dei suoi anni) come si vive a Roma… La signorina che ha l’accento siciliano mi domanda se ho fretta. Gentile, ma che carina, voi che cosa avreste risposto? No, no per carità, rispondo come il sarto di Manzoni, si figuri, mentre penso alla mia spesa che si squaglia al sole e penso che hanno occhi solo per me e per la mia macchinetta mentre, intorno, Roma ha la febbre alta, sanguina, tossisce, langue e si lamenta. Invano. Vabbè, dai, a pranzo c’è il pollo arrosto!
Benvenuti a Roma, la città dei Cesari e mentre, dolente, proseguo il mio cammino, ecco sbucar dal nulla due carabinieri, un lui e una lei, tutti e due giovani e carini e anche sorridenti. Oh no, mi fermano. Mi fermo e comincio a rovistare tra le carte per trovare i documenti richiesti che trovo ora uno ora l’altro, sotto gli occhi severi del ragazzo che mi spiega (a me che ho il triplo dei suoi anni) come si vive a Roma… La signorina che ha l’accento siciliano mi domanda se ho fretta. Gentile, ma che carina, voi che cosa avreste risposto? No, no per carità, rispondo come il sarto di Manzoni, si figuri, mentre penso alla mia spesa che si squaglia al sole e penso che hanno occhi solo per me e per la mia macchinetta mentre, intorno, Roma ha la febbre alta, sanguina, tossisce, langue e si lamenta. Invano. Vabbè, dai, a pranzo c’è il pollo arrosto!

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