Il 16 marzo di ogni
anno che il buon Dio manda su questa terra piena di perché, le porte di Palazzo
Massimo alle Colonne che si affaccia, maestoso e un poco tetro, sulle ampiezze
piemontesi del Corso Vittorio Emanuele, apre le sue porte per consentire ai Romani (ma anche a
chiunque lo desideri) di visitare la cappella barocca del miracolo di San Filippo Neri, dove
cioè il gran Santo tanto amato dai Romani e anche da Sant’Ignazio di Loyola
(che lo venerava, pur così diverso che da lui era…) risvegliò dai morti il
figlio del principe Massimo, Paolo, per consentirgli, diciamo così, di morire
nei Sacramenti e di salutare il suo “Pippo” (che gli era buon amico paterno…).
Così ecco che, per
ricordare quel giorno sacro e santo, del 1583, che è poi oggi in ricorrenza, sotto al portone del Palazzo
principesco (la famiglia è una delle più antiche di Roma essendo suo antenato
persino Quinto Fabio Massimo), si riunisce una folla di curiosi, turisti e
fedeli che piano, piano riempiono il cortile (magnifico) e salgono, lenti,
lungo le scale scricchiolanti d’ombra e mistero per
raggiungere, attraversando due studioli un poco bui, la bella cappella barocca
che era, poi, la stanza dove se ne stava il piccolo Paolo, il principino nel lontano,
appunto, 16 marzo 1583. C’era, anche quest’anno, molta gente e c’ero anche io, salutata
all'ingresso da un valletto in livrea e altri ce n’erano anche al piano di
sopra dove, in un salotto nascosto, entravano solo gli ospiti scelti e
sceltissimi (alcuni cardinali). Per me, solo la gioia di essere lì dove Pippo il buono, che, pur fiorentino, si chiamava però Romolo, era di casa e mi pareva, nella mia gioia rotonda e in
preghiera che mi sedesse addirittura accanto, versandomi la sua letizia nel cuore che vorrei mandare, exprés, a voi tutti in tante bustine colorate..

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