| Benniposh vestita di primavera |
In questo cielo quasi troppo
azzurro baciato dal sole d’oro, vedo, con gli occhi del mio fuoco d’amore acceso,
danzare nelle sue tenere scarpette rosa
la primavera gentile che spargendo pratoline e nontiscordardime sui nostri
prati stanchi di inverno, riaccende in petto la speranza riscaldaondole le
gelide manine…
E io, io, mi pare di tornar bambina nel grande giardino fiorito e
profumato ricamato tutt’intorno alla villa Bianca dell’Aventino dove sono nata
e diventata donna, nel profumo selvaggio di erba tagliata (che ho sentito, per grazia ricevuta, proprio ieri sul Viale di Marco Polo).
Camminavo, coraggiosa, nell’erba alta, seguita dai cani di
casa, incurante della pericolosissima banda delle cicatrici che si acquattava
nel verde, dietro la casetta di Marino, sotto il ricamo bianco del bastiono del
Sangallo. Non avevo paura, no, come ne ho avuta sempre poca tutta la vita; non
avevo paura perché, in cuore, avevo soltanto la voglia, riscaldata dalla rinata
primavera, di raccogliere un mazzetto di fiori (margherite e stellarie e
garofanini selvatici) da mettere in un barattolo e poi posare sulla scrivania mia,
un mazzetto di primavera. Colorato, poi, se ne stava lì a farmi compagnia, senza
profumo, in silenzio discreto, riempiendomi l’anima di fiori. Io, felice. E ora
che tanti anni sono passati e tanti altri fiori, anche più nobili, ho ricevuto
(rose rosse e rosa e margherite gialle, violette da Lorenzo e da Gianni tante
orchidee e altri e altri ancora…) è pensando a quegli umili fiori lì, bambini, campagnoli, fiori di campo
che si squaderna il cuore mio in tenera poesia… Buona primavera!
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