Nell’aprire una parentesi a
Cinque stelle, vorrei a voce chiara e sommessa, ribadire che a me questi
ragazzi, i quali pur fanno simpatia presi uno per uno, confusi come mi sembrano
tutti in fascio, fanno anche paura poiché non vedo in quel che dicono e che
fanno né linea di pensiero, né guida che li conduca. Nel chiasso dei loro
comizi urlati da un comico prestato alla politica, non usciva mai un’idea
chiara, limpida di verità, del da farsi. Era tutt'un fumo, insomma, urlante e pieno di parolacce a Cinque stelle. Che poi, se
proprio vogliamo dirla tutta, mi dovrebbero spiegare, poiché le parole sono
sugo alla vita, perché mai si chiamano Cinque stelle e che cosa sono le loro
stelle. Forse i Cinque continenti, mi chiedo e giro la domanda a Dibba o alla
Raggi o anche a un pezzo più sbiadito, uno della retrocoda che sappia darmi un
lume. Un lume di stella...
E detto tutto questo (ché
poi sono davvero parole affidate al ponente…), ecco che la stella mi sorride al
Natale e penso al bell’oratorio che ho ascoltato sabato sera, in parrocchia, nella
mia bella Madonna dei Monti, con il coro
angelico dei bimbi che si preparano alla prima comunione (che han cantato “Tu
scendi dalle Stelle”) e quello, con i capelli inargentati dei grandi, che ha cantato, diciamo così, il papà napoletano della magnifica canzone di Natale (Quando nascette Ninno) scritta dal grandissimo Sant’Alfonso dei Liguori. Un Santo che amo con passione e reverenza, perché,
dotto e colto e nobile com’era, si fece umile creatura in adorazione, nella Notte Santa, del Santo Bambino…
| Un mio acquisto d'amore a Porta Portese... |
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