Non
so se lo sapete, ma anche Cesare e Augusto e, prima di loro, gli Scipioni e
persino il santo Re-Sacerdote Numa
festeggiavano il Natale, con un magnifico scambio di doni propiziatori, nella
luce che si accendeva tra il buio dell’inverno. La festa, tutta bianca, coperta di
neve, sacrale come era tutto sacrale nell’antica Roma, dove il Dio Quirino, il
più sacro di tutti, moriva per rinascere nel seme nudo, sotto la terra nuda, la
festa, dicevo, si chiamava “I Saturnali” ed era, nello scambio augurale dei
doni, un accendere la speranza, nel gelo e nell’infertilità dell’inverno, che i
mesi a venire avrebbero portato prima la purificazione (februa) e poi l’esploisione
di vita di Flora e di Vesta e il grano e il vino e la vita…
Per noi, per chi nel cuore caldo, con sciarpa e
guantini, ha l’amore verso il Sacro Bambino, il Natale, giorno della Nascita, racconta appunto la sua nascita
nel mondo, la nascita della Verità che, pur uccisa e crocifissa dagli uomini,
sempre rinasce pura, innocente come il
nostro Bambino. Ed ecco, il cerchio mio si chiude, in un abbraccio d’auguri che
mando a tutti, sperando che possiate,
come me commuovervi di fronte al presepe, senza troppe luci, senza rumore, nel
silenzio delle stelle che ci portano il Salvatore.
