Bambina
quasi, o forse ragazzina, preparavo per i miei fratelli tutti quanti, la pasta
al sugo rosso che era tradizione unica in casa Ponti, quando la Mimma, per
motivi che non so, se ne restava al Testaccio e noi abbandonati e soli, consumavamo il pasto di cartone, orfani dei panini
suoi fritti, degli gnocchi al cuore di patata, della pizza scaldata dalle sue
mani d’amore...
Mia
madre, dai modi spicci suoi, lasciava sui fornelli da una parte la pasta arrotolata
in un gomitolo che era bianco e color d’oro per via dell’olio che ci correva
dentro e dall’altro il sugo rosso, liquido, di gusto d’ospedale e toccava a me
rovesciare gli spaghetti nella padella del pomodoro e, mischiando questa a
quello, rendere pasto ciò che non lo
era. Baciati gli ingredienti, condita l’insalata e cucinata la fettina su una
padella ben calda, era tempo di sederci intorno alla tavola in sala da pranzo e
mangiare. I gemelli allora, cominciavano le loro spiritosate e non c’era verso
di mettere una frase dietro l’altra perché ci pensavano loro, nella ridarella
eterna, a mettera una diga su qualsiasi discorso famigliare. Mio padre, a
capotavola, mangiava a capo chino. Alla sua destra mia madre non interveniva.
Io, nell’osservanza, tacevo e, nella meditazione, risolvevo a modo mio gli
enigmi della vita. Mangiavamo, come un dovere triste, almeno io...
E mai avrei pensato che mille e
uno anni dopo, cioè nel mese scorso di ottobre, potessi nientemeno che fare io,
proprio io, una lezione di cucina (nell’aiutare un’amica) a un gruppo grande di
studenti americani e tanto attenti e concentrati che ogni discorso aveva un
principio e una fine anche se non stavamo intorno a un tavolo e la lingua, pur
mia quasi madre, non era la mia. E poi, d’incanto, e al ricordo quasi mi
commuovo, finita la lezione, i piatti vuoti, il profumo di polenta uscito dalla
finestra aperta sul caldo d’oro dell’ottobrata romana, i ragazzi, in circolo,
han cantato, tutti presi in serietà compunta e fuori moda, una ballata irlandese, bella come è bella la magica isola
verde che se ne sta, un poco pigra, in mezzo al mare lassù. E mentre le note di Rose
of Tralee riempivano la cucina di un’aroma tutto suo a me, lo ammetto, è scesa
in cuore una lacrima di commozione e di ringraziamento…
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