Me ne andavo sul far
della sera, accarezzata dal ponentino romano, in compagnia solo della mia
bennibag fiorita, per le ampie strade dell’Esquilino a fare questo e quello e
tutte le faccende operose che porto nello zaino della vita (come tutti) e che
non pesano se accettate, digerite e lasciate al garbo loro; me ne andavo,
dicevo, in giro per l’Esquilino, con in testa un gomitolo sgomitolato di
pensieri che portano diritto a Jesolo Lido, dove chi mi è caro (carissimo)
passa le vacanze e poi al Russicum dove Cristina Campo cercava e trovava (anni
orsono) ciò che anche io cerco e raramente trovo, in giro per le mie (tante)
chiese; me ne andavo, dunque, dopo il dovere, bighellonando tra i negozi che
conosco e amo perché io, che pure non ci abito, covo in cuore l'Esquilino, dove mi pare
ancora viva la vita come non è più in altri angoli di Roma Sarà perché nella
pasticceria Regoli trovo – e deliziosi – i bignè alla nocciola e perché da Mas
c’è sempre un qualcosina che sorprende; sarà perché, al mattino, il mercato
coperto parla all'anima e qualcuno ti chiama ancora "cocca" o perché nel giardino della piazza Vittorio i bambini
giocano ancora all’acchiapparella; sarà per questo e per mille altri motivi
ancora, che io, appena posso, corro all'acqua dell’Esquilino.
E ieri una ragione in
più l’ho messa in tasca perché, girando torno torno sotto gli archi dei portici,
di poco passato l’oviesse, ho trovato un negozio di stoffe, nuovo nuovo, senza
vetrina, nudo quasi di orpelli, ma tutto foderato di rotoli di tessuti, pezze multicolori in oro e argento e anche grigio topo. E dentro una
fantasmagoria di merletti e passamanerie che avrei comprato, in blocco, per le
mie bennibags. E anche se il proprietario, un indiano, mi ha chiamato più e più
volte Giovanna (e chissà perché), pur essendomi presentata come Ester, io,
punto offesa, tornerò e presto e cercare e a trovare nuove ispirazioni per le
mie bennibags, diciamo così, al gusto d’Esquilino…

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