Sommessamente, con il
cuore umile immerso nel mistero dell’eternità, mi chiedo, però, come mai e
perché il Papa, zitto e nascosto questa volta come non accade quasi mai, non abbia speso neppure una parola per i tanti morti di
Puglia. Non basta, proprio no, secondo me, il telegramma del segretario di Stato, Parolin,
di fronte a una tragedia come quella che si è vissuta tra i begli ulivi d’argento
del nostro generoso Sud. Nossignore, non basta proprio. Tace Bergoglio, che parla, eccome, su altre tragedie, e lascia (almeno la sottoscritta) davvero sgomenti. Altro non scrivo e prima di chiudere questo mio dolente post, vi dico
che, ieri mattina, verso le undici e mezzo scorreva una notiziola su Rainews24
piccola piccola, una robina da nulla: “Frontale tra due treni, due morti”. Io,
che sotto la pelle oramai cambiata, nell’anima rotonda ritornata nel Carmelo,
resto una giornalista (avendo fatto questo mestiere per più di 25 anni…), mi
metto a cercare notizie di qua e di là e salto da un canale all’altro, senza
trovare altro e mi dispero perché un frontale tra due treni non può che essere
uno schianto e una sciagura. Infatti, nel primo pomeriggio comincia la conta dei morti, sotto il sole pugliese che brilla nella notte…
Finisco qui, in attesa (e
nella speranza) che il Papa si faccia sentire e proprio ieri, mentre
pestacchiavo sul computer in cerca di notizie e aggiornamenti, ho letto una
toccante – per me – storia pugliese. Una signora, donna fatta come me,
ricordava i tanti giorni estivi passati a casa della nonna, in Puglia, tra gli
ulivi, a giocare con le minifurga (che amo anche io). Lei, la sua Laura, non l’ha
più. Neppure io ho più le mie Lisa e Lucia, divorate a colazione dai cani di
casa. Ma ho questa Lisa abbronzata per la quale ho tagliato e cucito un
prendisole color notiscordardime e una mini-bennibag di sole al tramonto, con fiori bianchi per nuvole. E
ora, in orazione e santa preghiera, chiudo nel ricordo dei tanti che non ci
sono più.

