Io, a volte, quando mi
vengono a noia i libri (che lascio a metà o anche prima se mi gira) che provo a
prendere in biblioteca (ad esempio Anne Enright, scrittrice irlandese da me
abbandonata perché ho indovinato da subito dove andava a parare il suo “The
Gathering”), ritorno in volo ai miei antichi amori, la Dolores e la Mansfield e
ora Cechov e ritrovo in loro la passione mia per la scrittura ancora integra,
pura, rotonda, proprio com’era nella mia dorata gioventù, quando, di sedici
anni e qualche mese, scrissi il mio primo racconto (“Riti di passaggio”) che ha
poi vinto un piccolo riconoscimento suo in un premio piccino (il sesto concorso
letterario di Terre di Mezzo…) per essere poi ripubblicato dall’editore Moby
Dick nella rivista Tratti di non so quale primavera. Sì, la ritrovo lì, tutta
quanta ancora giovane, verde come la mia voglia di allora di cercare e di trovare
la verità dietro alle tante lusinghe del mondo, tirata la tenda dell’illusione
e dell’ipocrisia che conduce le trame sul palcoscenico del mondo. Io, Per questo
soltanto desideravo scrivere. Scrivendo, la nebbia dell’apparenza si diradava
ed emergeva, chiara aurorale, libera, con i capelli suoi al vento, la verità.
Allora, certo, perché ora io, quella verità, altrove l’ho trovata, senza averla
punto più cercata, condotta per mano dalla grazia che le parole trascende…
Eccomi dunque nel lungo
pomeriggio biondo di questo biondo giugno del Sacro Cuore, tutta quanta perduta
nei racconti brevi di Cechov che è, per me, maestro insuperato, per ironia di
naufragi e di allegria. Distesa, con un tomo color panna delle sue novelle,
piantato, diciamo così, sul petto, mi perdo in quel mondo tanto lontano, fatto
di isbe e di samovar e di steppe e di cavalli e mi pare, nella sua lontananza lo
stesso mondo di oggi, tra Via del Boschetto e Via Baccina, un mondo vicino, presente,
tutto chiuso nell’ oggi, convinto della propria assoluta novità, illuso e
cullato nella sua vuota prosopopea a cinquestelle eppure sempre identico a ieri
e uguale al domani, raccontato, lui pure, dalla gran penna regale di Anton
Cechov…
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