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| Nell'armonia dei colori, nel balzo rosa della primavera che sento già nell'aria, una nuova bennibag |
Sarà che a me Piero della Francesca, in quell’armonia
silente delle pitture sue, fa sobbalzare il cuore e e innalzare l’anima fin sul pinnacolo del Carmelo; sarà
che le sue Madonnine bionde, di gote lisce, dai gran manti protettori, restano
conficcate nello spirito muto mio; sarà perché per vedere la Pala della Madonna
dell’ovo, con il Bambino del corallo e del sacrificio, mi sono presa apposta un
treno per Milano, sarà perché ad Arezzo sono andata soltanto per ammirare il
ciclo della vera Croce a San Francesco, sarà per questi motivi e anche per la
curiosità che nutro sempre verso chi ha studiato più di me e capisce quel che a
me sfugge, insomma sarà per tuto questo e altro che non so, ma ieri non ho
potuto mancare di vedere il programma di Claudio Strinati, “Strinarte” che
affrontava, appunto, il mistero del piccolo dipinto intitolato “La
flagellazione di Cristo”.
E ascolto diligente ciò che han da dire gli studiosi,
la Ronchey, con le sue idee bizantine, e altri che non conosco, di quei tre misteriosi personaggi che se ne
stanno, uno e tutti a fare i casi loro, senza parlarsi punto, in primo piano, mentre
sul fondo il Cristo viene flagellato. E mentre loro parlano l’occhio mio terzo,
quello dell’anima, si accende e capisco, io che non sono nulla, che a Piero non importa di Bisanzio, che èè solo nell'assoluto la sua grammatica interiore, che nella Provvidenza trova il pane (proprio come me) le due
scene, quella davanti e quella per di dietro, sono speculari nel mondo. In
tutte due, la verità, lì il Cristo nostro Signore e qui il biondo fanciullo
dalla tunica rosso sangue (il sacrificato, la verità nuda che viene negata e poi anche uccisa) e i piedi scalzi come i carmelitani
di Teresa, è sacrificata alle logiche del mondo, alla menzogna che guida le
cose di questo nostro mondo a piedi in su, dove il contrario par diventato
diritto, dove l’armonia è bandita e il diseguale diventa negozio alla moda…

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