Mi capita sovente, in
questo febbraio di purificazione, di andarmene in giro a fare commissioni tanto noiose quanto lo è, sempre, la
burocrazia, e tanto necessarie in questo mondo a piedi in su quanto lo è l’ossigeno alla vita. Sicché parto
al mattino presto, appena sistemata la famiglia ognuno al posto proprio nell’ordine
del cosmo ritrovato, e via, nella gamba svelta, di qui e di lì, dove mi
conducono le carte e il dovere. A volte, a ritirare una raccomandata, all’ufficio
postale di Largo Brancaccio, altre volte alla Torretta, in Campo Marzio, all’Ordine
dei giornalisti, a tentar di far valere crediti di lavori miei che contino
punti per i corsi di formazione, inventati da Mario Monti, secondo, me soltanto come
tormento dei professionisti che devono imparare a fare le somme e ascoltare per
ore e ore, nello sbadiglio, cose che servono nel quotidiano come un paracadute
al Polo Nord… Va bene, bisogna “formarsi” e dimostrarlo con i voti, come a scuola.
E tornar ragazzi e scolaretti, anche con
i capelli bianchi e con trent’anni di professione sulle spalle, come se la
coscienza di ciascuno non fosse sufficiente a studiare il necessario per fare
il proprio mestiere…
Ma, vabbè, così hanno
voluto e così si deve fare nella spietata messinscena della burocrazia, così
io, per respirare nella vera vita (che amo e che mi è necessaria, quella sì…),
tra un dovere e l’altro, mi siedo in una panchina, magari al Colle Oppio oppure
ai Giardini di Sant’Andrea (che sporchi piangono nel degrado) e lì seduta,
fatta albero, sto, tutta quanta nel pensiero mio che non è più mio, sul ponte di Santa Caterina…

Nessun commento:
Posta un commento