Nel sole radente, che
al tenero meriggiare, sembra sciogliersi in oro puro tra i vicoli del mio Rione,
me ne andavo, sola soletta, con i pensieri tutti quanti arrotolati nella mia
bennibag (a proposito il 25 ottobre sarò con le mie bennibags e altro al
mercatino del Pigneto), a fare la spesa nell’unico piccolo supermercato che
sopravvive ai Monti. Si chiama supermercato, certo, ma di super non ha certo le
dimensioni, essendo esso, invece, piccolo così, e costruito come un’avvolgente
U che ha, all’ingresso, frutta e verdure e all’uscita i gelidi surgelati. Nell’avvallamento
c’è il banco del pane, dei prosciutti e dei formaggi, serviti da una graziosa
signorina che oramai saluto come una buona amica. Eccomi, dunque, con il mio
cestello rosso a prender questo e quello nell’uso domestico che tutti
conosciamo. Sono lì per prendere il latte quando un braccio molesto si allunga
a mo’ di scudo. Mi giro. Un tipo giovane, con un’aria un po’ così, mi guarda e
mi fa: “Prendo il latte”. “Prego”, dico, gentile, e passo ai biscotti, sperando
che il molesto prosegui veloce nel suo giro. Niente affatto, me lo ritrovo
tutto quanto intero, in pizzicheria e si fa un lungo giro di assaggi prima di
prendere mezz’etto di olive e una strisciolina di pizza nera al carbone non so
che. Pazienza, aspetto. Lo vedo veleggiare via e respiro.
Eccomi, ora ai
surgelati che guardano in faccia i detersivi. Tiro diritto verso una cassa
vuota. Ma eccolo, il molesto, di nuovo lui e, senza tanto né quanto, mi passa
avanti. Con i suoi due pacchetti e un sorriso che mi fa andare giù in gola
anche la lingua. Pazienza, la croce la porto comunque, mi dico e prendo a tirar
fuori i miei prodotti che poi sono sei in tutto. Lui, non contento di aver
finito ed essere libero fringuello, si gira verso di me e, angelico, mi fa: “Lo
sa, ha fatto bene a comperare i fichi d’India, fanno benissimo”. Il fico d’India…

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