In questa Pasqua, mia,
tutta parigina, nel quartiere latino apparecchiato di libri, rose e giardini,
ho avuto agio di osservar bene, e con il terzo occhio ben aperto, i nostri
cugini francesi e mentre, nella malinconia, mi accorgo che loro – e noi non più
– tengono alta la bandiera della patria loro e non c’è verso di fargli tirar
fuori una parola sola in inglese, noi, sprofondati nel mondo all’incontrario,
andiam ciechi incontro alla rovina.
I francesi, no, neanche
per niente. Non c’è Charlie Hebdo a spaventarli, essi resistono, con le radici
ben ferme nella tradizione loro di baguette e camembert. Dovremmo prendere
esempio, noialtri italiani, da loro che han saputo far di poco (al nostro confronto,
si può dire senza tema…) molto e di più. E proprio a questo piccolo ma grande
proposito, vi voglio raccontare, ma se non vi va potete cliccar quel che
volete, che, prima di Parigi, mi sono fermata a Milano. E lì, dopo aver
comperato un bel paio di ballerine di Porselli (proprio accanto alla Scala c’è un negozietto piccolo così con
quelle scarpette da fata che mi innamorano da sempre…), me ne sono andata alla
Pinacoteca di Brera ad ammirare, e lo scrivo ad alta voce, il mio adorato Piero
della Francesca nella magnifica, stupenda, ineguagliabile Pala Montefeltro
che io amo chiamar la mia Madonnina dell’ovo (che è perfezione dell’universo
tutto quanto).
Ebbene nella sala tal dei tali, con tutto che accanto alla mia Madonnina c’è “Lo sposalizio della Vergine” di Raffaello (altro capolavoro, con quel paggio che, non so dir perché, si china, vezzoso, a spaccare col ginocchio un ramoscello…), eravamo sì e no in quattro, come si suol dire, quattro gatti. Invece poi, al Louvre, a veder la Monnalisa (che detto tra di noi per me è solo un bel ritratto e niente più), non si poteva quasi entrare da quanta gente c’era, un gregge addormentato coi piedi doloranti dal gran girovagare nell'immensità dell'ex palazzo di Luigi e Maria Antonietta. E allora, mi dico, il mondo è proprio all’incontrario se preferisce alla Madonna di Piero la Monnalisa di Leonardo! E sospiro… Ma poi, al ricordo della mia Madonnina bella, tutta quanta composta e in preghiera, rido tra me nella perfezione del suo incarnato rosa, nel ramoscello di corallo (simbolo di sacrificio) che pende dal collo del Bambino, nell’ovo sospeso, nell’abbraccio dell’eterna conchiglia e, in privilegio di grazia divina, volto il pensiero mio in farfalla rosa e, poco male, via col vento…
Ebbene nella sala tal dei tali, con tutto che accanto alla mia Madonnina c’è “Lo sposalizio della Vergine” di Raffaello (altro capolavoro, con quel paggio che, non so dir perché, si china, vezzoso, a spaccare col ginocchio un ramoscello…), eravamo sì e no in quattro, come si suol dire, quattro gatti. Invece poi, al Louvre, a veder la Monnalisa (che detto tra di noi per me è solo un bel ritratto e niente più), non si poteva quasi entrare da quanta gente c’era, un gregge addormentato coi piedi doloranti dal gran girovagare nell'immensità dell'ex palazzo di Luigi e Maria Antonietta. E allora, mi dico, il mondo è proprio all’incontrario se preferisce alla Madonna di Piero la Monnalisa di Leonardo! E sospiro… Ma poi, al ricordo della mia Madonnina bella, tutta quanta composta e in preghiera, rido tra me nella perfezione del suo incarnato rosa, nel ramoscello di corallo (simbolo di sacrificio) che pende dal collo del Bambino, nell’ovo sospeso, nell’abbraccio dell’eterna conchiglia e, in privilegio di grazia divina, volto il pensiero mio in farfalla rosa e, poco male, via col vento…

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