![]() |
| Ho cucito tante bennibag bianche, sorelle tutte quante del mese di febbraio appena concluso, mese bianco di februa cioè di purificazione... |
A veder la mostra di
Matisse alle Scuderie del Quirinale non andrò di certo. Roma è in sé una
meravigliosa mostra a cielo aperto e, spiace dirlo, sine ira et studio come
scriveva il grande Tacito, ma Matisse, con tutti i suoi colori e questo e quel
gran parlare dei curatori della mostra, è un nanerottolo, una cosa piccola al confronto, mettiamo, di quanti sono
considerati, e per me ingiustamente, minori, di scuola, della gran pittura
italiana di tutti i tempi. E figuriamoci al paragone dei grandi… Io, alla
mostra non andrò, come non sono andata a quella di Frida Kahlo, perché mi basta
entrare in una chiesa romana a caso per trovare la bellezza tutta quanta
rotonda del bel disegno, del colore, dell’arte che mai passa di moda. Entrando,
per dire, a San Marcello, so che posso fermarmi ad ammirare il San Paolo caduto
da cavallo dei fratelli Zuccari che (come ho già scritto) è per me mille volte
più bello e allegro e grande del fratello caravaggesco che si trova a Santa
Maria del Popolo, la chiesa “occupata” dai no global quando doveva venir
Salvini a Roma. Roba che gli angeli di Raffaello e la Madonna del Carracci
devono aver pianto dallo sconforto, in un frullo d’ali divine, nel constatar
che si può esser tanto antidemocratici pur sostenendo il contrario…
Ma vabbè. Continuiamo
nella caccia alla meraviglia romana. Ed eccoci a San Luigi dei Francesi dove,
come si sa, c’è il gran Caravaggio con la chiamata di Matteo. Sì, ma entrando a
destra, per chi come me ama Domenichino, ecco le storie di Santa Cecilia: garbate,
eleganti, uno splendor di stelle in firmamento. Potrei continuare così, di
chiesa in chiesa, se non fosse che qualche giorno fa, alla presentazione di un
libro “Il corridoio di Sant’Ignazio”(edizioni Artemide), scritto dalla professoressa Lydia
Salviiucci Insolera, in una piccola libreria (tutta tappezzata di libri e mio
marito in brodo di giuggiole) in via dei Sediari, scopro che, senza entrare in
chiesa, si possono ammirare meraviglie. In un sussurro, vi invito a entrar – e senza
spender euri - nella porticina che sta sulla destra del portone del Gesù, dove
vi attende, oh meraviglia, il gran corridoio affrescato da Andrea Pozzo, in un
crescendo di anamorfosi tutte mistiche, da guardar con gli occhi del cielo. E
in fondo in fondo al corridoio spirituale, una sorpresa, una sorpresa grande,
nell’umiltà del piccolissimo. Una
sorpresa che non vi svelo. E ora sapete perché la mostra di Matisse, con
rispetto parlando, può attendere…

Nessun commento:
Posta un commento