Non so dire che cosa
sia la primavera, se un senso nascosto che par risvegliarsi al bacio del primo
tepore o se invece una danza di vita che, celata eppur viva nel bianco inverno,
esplode, essa viva e nascente, quando il ritmo del cosmo lo richiede, in un
ordine che sacro e solenne tutti ci conduce in danza divina.
Io, davvero, non so che
cosa sia né so dirlo in parole, ma oggi, mentre me ne andavo per pedestri
commissioni del mondo, affacciata al finestrino dell’autobus 85, l’ho vista; l’ho
vista, la primavera, sciogliere i suoi nastri rosa nella seta celeste del
cielo, l’ho vista mentre liberava i capelli alle ragazze in fiore, mentre spingeva
nel vento le corse dei bambini e mentre, nel primo venticello marzolino,
conclusa la purificazione di febbraio, si faceva vera, sulle punte fatate della
sua eterna bellezza, L’ho vista nel parco del Colle Oppio, dove una coppia di
anziani consumava un pic nic e l’ho vista nel verde prato che pare steso di
fronte alla Basilica di San Giovanni in Laterano, che salutava, festoso,
il cielo lassù. L’ho vista al mercato di Via Taranto, dove le donne comperavano
nastri colorati e rocchetti di filo per nuove vesti d’amore.. E l’ho sentita
respirare nell’eterna rinascita della vera vita del fiume, mentre il mondo,
distratto, camminava, dimentico, solo, carico al solito di un sacchetto
pesante, pieno di cure quotidiane.
E mentre la guardavo, la
primavera, e tutta trascolorata dentro e quasi commossa, sento un vocione alle
spalle e mi volto di scatto e un faccione tutto nero, padrone del vocione di cui sopra, mi guarda e mi fa: “Interessa
calzini, mutande, canotti?”. Va bene, mi arrendo, e compero tre paia di boxer per mio marito...

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