Al mattino presto, c’è
come un punto interrogativo nell’aria, per le strade di Roma, tra il Capodanno
e l’Epifania. Una speranza sospesa, fiorita, nel freddo che morde, per il nuovo
anno, per quanti – mi pare – non hanno letto le Operette Morali di Giacomo
Leopardi nel breve dialogo tra il passante e il venditore di almanacchi. Nell’attesa,
che passa – almeno per me – tra la nascita del Bambino e l’arrivo dei Magi d’Oriente,
nell’oro (del Re), nell’incenso (che è pur spirito) e nella mirra (che ricorda
il profumo del sacrificio), io aspetto, con sano realismo, che si arrivi al
sette gennaio, quando l’attesa del mondo per un mondo nuovo cesserà e ricomincerà
il suo assurdo mulinare, in quel viavai vero e virtuale che fa dimenticar agli
uomini le cure. Mentre per me, nella gioia del Bambino nato e mostrato al mondo
vero, del fiume (in cui vivo) da altri piccoli Re, ogni giorno, santo al cielo,
è paradiso in terra…
Mi trovavo, in una di
queste mattine del ponte tra l’attesa e il ritorno del quotidiano, dalle parti
del Castel Sant’Angelo, e passando il sacro ponte che ha, ai bordi, in estasi
divina, gli angeli della scuola del Bernini, mi sono trovata in una baraonda di
borse firmate e false e paccottiglia e robaccia varia venduta da gente di tutti
i colori e senza permessi. Non un vigile, per carità, e il sindaco Marino cieco
e sordo, solo l’attesa, spruzzata come barbiturico, di un mondo migliore, di
civiltà e legalità (come dicono ai telegiornali e nella canzone di Lucio
Dalla). Cammino e, sconsolata, penso a che cosa direbbe l’imperatore Adriano
(animula vagula, blandula, hospes, comesque corporis…) se si svegliasse dal
sonno eterno in cui dorme nel suo gran mausoleo e vedesse quel suk indecente e
indegno della Città Eterna. Che desolazione! Tornerebbe a dormire il sacro
sonno, il grande imperatore. E mentre penso questo pensiero, mi pare, d’un
tratto, che anche gli angeli del ponte, stufi dell’orrore, se ne stiano volando
via, frullando l’ali bianche, nel cielo turchino, stirato, nuovo, bello come è
bello il paradiso…

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