Al giornale, nella redazione romana del Gazzettino lavorava - e
ora non più perché l'ufficio di corrispondenza non c'è più e lui se n'è volato in cielo ora
sono molti anni - un giornalista che dell'Oltretevere sapeva questo e quello e
anche quell'altro, nel bel sole radente di Piazza San Pietro. Era, questo
anziano signore e musicista, un vaticanista tutto quanto fatto e finito, e
amico, ai bei tempi suoi, di Joseph Ratzinger al punto da sapere (per avermelo detto
un mese prima di quando accadde per davvero) che al Conclave la fumata sarebbe
stata bianca per il cardinale tedesco e che, udite udite, avrebbe preso il nome
di Benedetto XVI...
Si chiamava, poiché i nomi sono già un tutto rotondo,
Arcangelo e lo era, di fatto, ora lo so. Nei pezzi che scriveva per il
giornale, poco pepe e poco sale, in odor di Osservatore Romano; con le spezie dell'ironia e della grazia condiva,
invece, i tanti racconti che narrava a chi, come me, aveva orecchie per
starlo ad ascoltare. Mi raccontò di quando intervistò Alec Guinness che
se ne stava non all'Excelsior o al Grand Hotel, ma in spirituale raccoglimento
al Sacro Speco di Subiaco. E molte altre storie potrei raccontare, ma mi piace
invece ricordarlo, oggi, per un articolo suo che ho letto per caso ora che sono
nella sacra chiesa, per me, di Cala dei Gigli, nel silenzio di turchese del mio
mare sardo. L'argomento: il canto gregoriano, la testata: La Strenna dei
Romanisti. E vive, ecco, le solenni note del canto romano di Gregorio magno; e
vivi i personaggi nel respiro della carta sua, Vivo il canto nella solennità
dell'anno liturgico, dal febbraio della purificazione al bianco candido
dell'Immacolata Concezione. E io, felice, mi par come, nel leggerlo, di risentire la sua voce in tenue romanesco, che
sapeva render di sangue e carne e ossa il mondo ed il passato suo nei labirinti
delle stanze vaticane, Lo ringrazio, nel rivederlo (con il terzo occhio ben sveglio) chino sulla sua macchina da scrivere (che i punti li faceva in alto e le virgole proprio no), per avermi dato un sogno, se
potrò, da realizzare: vivere un anno liturgico, come fece lui, nell'antica,
eterna, divina solennità della musica sacra che conduce a Dio...
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