Sarà che di parole ne
ho lette tante e tantissime in una vita di carta, nel silenzio del mio pane
quotidiano, sarà forse che dentro sono tutta quanta italiana, nel culto delle
immagini post-tridentino; sarà che il bello, in Italia, è tutt’intorno ed è sugo e sostanza al mio respiro, sarà -
scrivo - per tutto quanto questo o altro che mi sfugge, ma io, da qualche
tempo, mi perdo e volo nei dipinti e nei libri d’arte che li raccontano e mi piace
ascoltare Sgarbi e Daverio e Strinati e anche Federico Zeri, nelle parole
scritte, che pare ancora vivo nella sua bella villa di Mentana che vorrei tanto
visitare…
E proprio qualche
giorno fa, di Zeri, ho preso in biblioteca, un libro che si intitola “Dietro
l’immagine”. Un libro diviso non in capitoli ma in conversazioni, nella perduta
bellezza in quel linguaggio misterioso che a me s’apre, in incanto, come una
rosa profumata di maggio. Leggo e d’un tratto mi trovo davanti la riproduzione
di una Madonna con bambino di Carlo Crivelli, che si trova a Bergamo
all’Accademia Carrara. Leggo quel che ne dice Zeri e faccio un salto. Eh no, mi
dico e gli dico, nella sua profonda notte, in alto a destra non c’è mica una
mela, ma una pesca, una gran pesca succosa che mangerei ora stesso. Scendo con
gli occhi sulla balaustrata dove posati, come per caso, sono dipinti un
garofano rosso, una zucca bitorzoluta e una ciliegia. I simboli mi pare che
parlino a me, nell’onore antico e rotondo, come non hanno fatto a Zeri e
capisco – ma, via, scriviamo mi sembra di capire (che è meglio) perché non sono
mica io storica dell’arte e forse è tutta una chimera - che il garofano rosso (in inglese, guarda un poco, si chiama carnation…) è simbolo dell’incarnazione di
Gesù bambino e rossa per il sangue suo versato, e la zucca (cucurbita, curva, cioè che si piega alla volontà del
Padre) è Maria, curva, serva di Dio, che porta il sacro pargolo nel mondo. Nella ciliegia (in greco kerasos
vuol dire corno) c’è tutta la forza simbolica del Messia, bambino e Dio. E sopra, la pesca richiama l'anello del pescatore, quello che ogni Papa indossa e che con lui muore, il pescatore d’anime, al par di Pietro. E la
finisco qui, nel viaggio mio oscuro e in danza che proteggo, e se v’ho
annoiato, dirò con il Manzoni, non s’è fatto apposta.

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