Sono di quelle, in
casa, che cerca sempre di mettere in ordine, spostando ora di qua ora di là
questo e quello, ricavando spazi e pertugi lì dove non si potrebbe mettere a
dormire neppure Campanellino. Sono di quelle, sì, nell’ironia eterna di mio
marito che, invece, è della razza di quanti, di pietra, insensibili anche alla
polvere, fan le pile di libri sul pavimento nel suo studio e anche in salotto e
chi si è visto si è visto, purché si trovino i volumi… Io, per carità. Faccio una sorta di ammuina di robe e cose, e
alla fine non so più mica dove ho messo, mettiamo, le bennibag invernali oppure
anche la cassetta con il cacciavite che, come si sa, in casa è necessario. Ciò
premesso in qualità di contorno, andiamo alla pietanza che si squaderna nel mio
tentar di trovare, ieri, un posticino per certi giochi da tavola che sono
diventati, per un tipo di mia conoscenza,
come, mettiamo, le tutine da sei a dodici mesi. Fruga di qua, rumega di là, mi
pare proprio di non riuscire a tirar fuori un bel nulla e, dall’alto della
scala, in corridoio, le braccia penzoloni, mi arrendo. Butto le stoffe che sono
troppe? No, no, mi dispiacerebbe poi. Così seguito nella mia caccia al tesoro
che, in questi nostri tempi moderni e troppo moderni, significa ricavare un
posticino al sole o all’ombra che non sia già occupato da altre inutili
(spesso) cose.
Che faccio, che non
faccio, sto per darmi per vinta quando, d’un tratto, proprio sul fianco estremo
del ripiano, vedo una torre di cartuccelle che riconosco: sono i miei (tanti e
troppi) scritti e sono racconti (tantissimi) e romanzi (tre) e persino una pièce
teatrale che s’intitolava Giulietta e Romè ed era fin scritta in romanesco. E
mentre sono lì perduta nel ricordo dei tanti (e troppi) pomeriggi (e sere)
passati a scrivere col sogno di diventare anche io, un giorno, Elsa Morante o
Dolores Prato, invece di andarmene, beata, a passeggio o a comperare, che ne
so, una borsa di Prada (come fan tutte), mi sboccia spontaneo sulle labbra un
grazie, un grazie alle parole, parole in caduceo, perché mi han donato il viaggio, il mio bel
viaggio lungo il fiume silente dell'anima…

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