Che sole, ieri, a Roma!
Pareva di stare, che ne so, magari a Cartagine, oppure dove volete voi nel
caldo prematuro di un’estate ancora tutta da inventare, col sole a picchiare in
testa, nel manto azzurro del cielo uscito fresco dal bucato angelico. Io ero,
di mattina, con un’amica cara irlandese e insieme, lei e io, ad ammirare i
tanti, magnifici mosaici paleocristiani che fan da ornamento, sopra all’altare,
in certe magnifiche chiese romane come Santa Pudenziana e Santa Prassede. Le
quali, Prassede e Pudenziana, per chi non lo sapesse, erano due sorelle e tutte
e due martiri e figliole di un ricchissimo senatore di nome Pudente, grande
amico di San Paolo e protettore dei cristiani del I secolo dopo Cristo (pochi)
di allora. Che, fatalità, mi paiono pochi anche adesso, nel rotolar convulso
dei Secoli…
A Santa Pudenziana (che
è in Via Urbana), i colori sono come di pastello, tenui, d’amore, nel celeste e
rosa di una placida serata estiva e i due Santi – Pietro e Paolo – vestiti in
toghe romane come fossero, anche loro, senatori e patres conscripti. D’oro, con i fiori rossi e
tanta luce, e una piccola araba fenice nascosta nel fogliame di una palma, è il
mosaico di Santa Prassede, dove l’occhio
sale in paradiso anche nella piccola e raccolta cappella di San Zenone, che vi
invito (se ancora non lo avete fatto) a visitare, casomai capitaste nella mia
bella Città Eterna. Nutrita l’anima, eccoci, lei e io, a nutrire anche il corpo
che, come si sa, vuole la sua parte. Due paste da Regoli, un caffè baciate da
Santa Maria Maggiore e il gioco è fatto, nel fulgore acceso del sole che si fa
alto nel fiorente Mezzogiorno. E’ ora di salutarci e mentre me ne torno sui
miei passi, scendendo dall’Esquilino ai Monti, nella felicità rotonda, mi par
davvero che anche il mondo, benedetto, sia
rotondo e che sorrida al mio sorriso d’oro, nella semplicità, tutta umana,
della vita nuda.

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