Nel suo bel tailleur
color melograno maturo, Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario ai Beni
Culturali (una signora di gusto, con tre nomi e tanti cognomi nella bisaccia e, immagino, cuginanze infinite nel gioco degli specchi aristocratici ignoto ai più),
si gode, nella tiepida penombra colorata dai pannelli azzurri (di un azzurro
acido o amaranto come il suo completo di sartoria), la mostra dei quadri
(bellissimi) di Carlo Saraceni. C’è lei e c’è anche Anna Maria Tarantola, composta,
un poco rigida, nel suo stile Bankitalia e ad entrambe fan corona organizzatori, allestitori e altri che chissà chi sono e che fanno a gara a spiegare profusamente questo e quello del Saraceni. Il quale è un gran pittore che viene detto caravaggesco, ma,
a mio piccolo avviso, non lo è affatto e anzi a me ricorda tanto, nei suoi
colori vivi, spazzolati nel tramonto e sciacquati in laguna, e nelle forme rotonde delle Madonne bambine (che ricordano da lontano quelle del Bellini), il mondo veneto del mio Cima e del Mantegna (che amo) da dove, veneziano, il nostro veniva…
Vabbè, insomma, c’erano
queste due signore di garbo e di potere, ieri sera, a Palazzo Venezia (che era palazzo rinascimentale di Pietro Barbo, cardinale e veneziano e poi Papa Paolo II e un giorno vi parlerò di lui perché, davvero ne vale la pena...), e, più
modestamente, c’ero anche io alla festa che inaugurava la mostra dedicata
appunto al Saraceni. Mi sono
fatta il giro completo, galleggiando nel buio e riempiendo occhi e anima di bello. E se mi ha colpito la tela con
la Madonna morente alla quale una dolente afferra, sotto ai panni, il piede,
ancor di più, per esser ancora più vicina al divino, mi è piaciuto un piccolo
quadro che rappresentava il Paradiso. Il quadro è al Metropolitan di New York,
sicché per vederlo conviene visitar la mostra (e io ci tornerò). Lassù, in
alto, in un dorato numinoso cielo, ci sono Dio e Gesù e l’uovo
primordiale. Sotto, i simboli degli evangelisti, che annuncian la buona novella. E bello, più bello
non si può, l’angelo di Giovanni, dipinto come non si fa mai o poco nella
personcina di un puttino alato, come se a ispirare quel vangelo (che io amo tra
tutti di più) fosse stata l’anima bambina dell’apostolo prediletto di Gesù…











