Me ne andavo per la mia
strada, tutta chiusa nel mio bel cappotto color sabbia nell’elegante quartiere
dei Prati, dove abita una delle mie allieve, quando, lungo la via Cola di
Rienzo, ecco aprirsi la bocca rossa come di un drago che è l’entrata di una
libreria Mondadori. Oh quanto tempo che non metto piede in una libreria! Negli
ultimi anni ho usatole biblioteche di Roma per sfamare la mia voglia di libri e
poi la personale biblioteca di mio marito che, di volumi, ne conta parecchie
migliaia e che sono un poco ovunque in casa nostra, come riproducendosi nelle mie notti di sonno.
Controllo l’orario, sì,
ho un panierino di minuti ancora caldi e tutti per me prima di affrontare le
ore di lezione. E così, varco le porte senza porte, ed entro a snasare tra tanti volumi che mi paiono
tante torrette di avvistamento. Pesco qui e lì e leggo la prima pagina e poi la
numero settanta (come insegnava uno scrittore francese famoso quando ero
giovane io che insegnava così a misurar lo spessore del libro e dello
scrittore). No, non ci siamo quasi mai (almeno per me). La scrittura sciatta, tante brutte parole, le storie banali. No, no. E sto per andare via quando il mio occhio attento
cade su un volumetto rosa e celeste (come il vestito che ho appena cucito) e il
titolo mi fa sobbalzare il cuore e l’autrice pure. Senza leggere né pagina uno
né pagina settanta, a scatola chiusa per così dire, porto il libro alla cassa,
da A. e poi a casa. E in tre giorni scarsi ho letto d’un fiato “Il sogno della
macchina da cucire” di Bianca Pitzorno, editore Bompiani. Lei, Bianca, era
amica di un’amica e mi aveva riempito già il cuore con un suo incantevole
volumetto che dorme nella pancia del mio comodino: “Storie delle mie storie”. E
non aggiungo altro perché, ecco, i libri (la scrittura) e la macchina da cucire
sono i miei due grandi amori e i miei sogni…



