| Gatto combattente a Cala Girgolu |
Dalla Germania e da
altri posti ancora, ecco, per motivi che sono, diciamo così, condominiali, una pioggia a incrocio di mail in cui si
chiedeva pulizia e decoro per la bella spiaggia di Cala Girgolu, anello d’oro
della baia dove tante belle ville bianche e gialle, come altrettante gallinelle
alla cova, si godono, tra le bouganville i plumbago, profumato di mirto e di
corbezzolo, il venticello di ponente e il bel sole sardo acceso. Si chiedeva
pulizia e decoro e ben vengano tutti e
due in questo mondo a gambe all’aria che pare rovesciato nei valori e nella
quotidianità! Nel silenzio, va da sé, mi aggiungo al coro, ma senza scrivere
punto ché la scrittura mia la conservo e la risparmio per dire due parole d’amore
proprio per l’incanto perfetto di quei luoghi baciati dal divino dove io, per
grazia e per la carezza della sorte, sono arrivata ancora bambina. E dove
ancora adesso vivo, nel respiro del mistero.
Ricordo, ricordo come
fosse appena ieri che al risveglio, infantile, in quella protostoria ancora
tutta da scrivere del destino mio, nel bel pigiama bianco, ereditato dai
fratelli, uscivo sulla veranda ad aspettare che il disco solare sbucasse in
allegria dall’alto dell’aldia bianca che si ritagliava un posto sull’altro lato
dell’anello. Ricordo, ricordo come fosse ieri che all’apparire del sole, tutto
s’accendeva e anche il mio cuore. Ricordo, ricordo che gli occhi miei passavano
dal cielo al mare che, toccato dai raggi, si colorava come d’argento e seguivo,
con lo sguardo serio dell’infanzia, il vento che soffiava ora di qui e ora di
lì per decidere la sorte della giornata. Se era ponente (o almeno così lo
chiamavo io), il cielo spazzava via le nubi e impossibile era rimanere in spiaggia
per la sferza della sabbia che colpiva gambe e anima e cuore. Se era levante,
sfilacciate le nubi popolavano l’orizzonte e da mano manca, dalla terra arsa,
potevano anche arrivare i cumuli e la pioggia. Ricordo, ricordo che bambina mi
sentivo tutt’uno con quel cambio d’umore del giorno. E anche io vivevo nel
vento, che mi chiama, le mie fole
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