In tanti e tanti anni di
professione, colleghi ne ho incontrati e conosciuti molti. Ho scritto per tanti e diversi giornali e tra una redazione e l’altra, un’amicizia, una simpatia
restava sempre nel cuore. Di alcuni, ora che gli anni si sono scoloriti come in
lontananza, ricordo appena il volto e forse, camminando per strada, neppure li
riconoscerei più, di altri mi sovviene al pensarci un particolare bislacco,
oppure solo la voce; di altri, ancora poco o nulla.
Ma di Andrea Montanari, che
ora è direttore del Tg1 (e gli faccio i miei auguri grandi!), ricordo il
sorriso, la simpatia, l’intelligenza negli occhi celesti e chiari. Lo conobbi quando, non so come, si
inventò con un amico il mestiere – anche, s’intende – di editore. E fu a lui, e
al suo socio, che proposi i racconti di Jeanne De Casalis e fu lui – e non il
suo socio – che si impuntò per pubblicarli. Ricordo che la sera del suo sì,
eravamo in quattro: sua moglie, un cane e lui. Jeanne, da me trovata a un mercatino
di libri usati in Piazza San Silvestro, tornò viva e vera e grande scrittrice
(com’è) e io, in lei, felice. Durò poco perché Andrea Montanari, non so il motivo, lasciò
la casa editrice e l’altro Andrea, che la Jeanne l’amava poco o nulla, in qualche
anno ritirò tutti i libri invenduti e li mandò al macero. Così, solo nella
pancia di un certo armadio, i superstiti vestiti di carta attendono una migliore primavera e un
altro Andrea…
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