Ieri mattina, a causa delle
burocrazie che vengono da Bruxelles, io mi sono ritrovata a bordo della mia
Cinquecento bianca in direzione Rieti per risolvere una delle noie quotidiane
alle quali, nostro malgrado, siamo tutti sottoposti. E anche io. Sicché, eccomi,
lungo la Salaria, nella nebbia che avvolge l’umidore della campagna. Mi
rallegra vedere le colline e gli alberi che portano vestiti gialli e color
arancio e d’oro e tanto eleganti che vorrei, diciamo così, copiare e incollare
nelle mie bennibags. I pensieri miei filano via nell’armonia che mi circonda e
tutta immersa in loro, ascolto il mio adorato Bellini, nell’pera “I puritani”
che, se non conoscete, vi consiglio vivamente di ascoltare. Mentre sono lì al
volante, mi pare come di sentire una vocina bianca, come la carrozzeria della
mia piccola Fiat compatta e solida come sono le automobili, come la mia, che io
chiamo le vecchie signore. Mi dice che il tettuccio è grigio di sporco e che
gli storni (che infestano, nei loro neri gomitoli volanti, i cieli di Roma) han
fatto i loro bisogni fin sul vetro del davanti e anche lungo gli sportelli di
destra e di manca e sul lunotto e fin dove hanno potuto, senza ritegno. Ascolto
la lamentela e dico sì, al ritorno, dopo l’appuntamento che ho nel borgo mio
dell’anima e del cuore, ti porterò – è una promessa – in un bel parrucchiere per
utilitarie. Detto fatto, eccomi sulla via del ritorno, a un passo da
Monterotondo, in un certo lavamacchine dove a guardare i tanti lavoranti, tutti
colorati, mi pare di vedere l’apprendista stregone del film Fantasia di Walt
Disney. Chi gratta, chi passa il sapone, chi lucida, chi sgrassa, chi passa l’aspirapolvere.
Ecco, la mia Cinquecento dal parrucchiere. Felice, alla fine del trattamento, lei pare sorridermi nel bianco polare che non le conoscevo. Dico a un lavorante: “Mi
può scattare una fotografia?”. Ride, lui e un signore attempato, un cliente, mi
loda l’automobile che mia madre tanto schifa. Saluto, e nella mia Cinquecento
di neve e panna, termino il viaggio, Eccomi a casa. Parcheggio e alzo lo
sguardo: nel cielo il vorticare pazzo degli storni. Pazienza, mi dico, le vecchie signore, dal parrucchiere, vanno una volta a settimana… Buon Natale a tutti, nel
mistero del Divino Bambino che nasce e che vive, Ester
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