Ognuno, credo, ha una
sua propria, piccola debolezza che nasconde al mondo, pur se questo,
allegramente, se ne infischia. La mia, chiusa la redazione romana del
Gazzettino, era quella, un giorno, di tornare a fare il mio mestiere, seppure
per un giorno, una mattina, un cartoccio d’ore da consumare poi a colazione
inzuppandole nel cappuccino. Potete, dunque, immaginar con quanta gioia, tutta
quanta rotonda d’idealismo (ché soldi, per carità, non ce n’era punto) andai,
con carta e penna e buona volontà legate insieme in una bennibag, a una certa
conferenza in una piazza romana, ospite di un ordine mendicante (di cui non
farò il nome), che, diciamo così, ha negli ospedali pubblici il suo ministero.
Mi siedo in platea, prendo appunti, mi commuovo alla memoria del Santo
poverello, vissuto nei tormenti, nella sequela del buon Dio, seguo gli
interventi di professori e tonacati; durante il coffee break (con i biscotti un
poco mesti del Mulino bianco in girotondo nei piattini) prendo il mio antico
coraggio di giornalista e intervisto, con la mia sempre antica precisione, il Superiore
generale che è un tipo alla mano, generoso di sorrisi, gli occhi azzurri nel lampo dell’ironia viva.
Che simpaticone, mi dico, che fortuna, e poi di corsa, con vita, morte e miracoli di lui e dell'ordine in
tasca (mi ha regalato pure un bel libro...), a casa a buttar giù un pezzo, come ai vecchi tempi, nel sospiro dell’immenso e del tempo ritrovato.
Commossa, io, come ai vecchi tempi. Ne parlo, in alleluya, persino col marito; lui,
di pietra, sardonico: "Sì, ma le tasche vuote?"
E siccome Farfarello
ama scompaginar i dadi e fare carte quarantotto, proprio il marito mio, che
vive alle agenzie, una bella mattina di un giugno vicino, mi fa: “Guarda un
poco qui – e ridacchia come sa fare lui, regalandomi lo stranguglione. Mi
avvicino e leggo: “Arrestato Superiore generale dei…” . Sì, sì proprio lui, il
mio simpaticone. Bando alla nostalgia, è ben meglio guardare avanti, col sole in fronte.
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Qui il sole deve prendere bene la mira. Che sia solo un raggio di consolazione. Un bacio.
RispondiEliminaHo regalato, stasera i libri di cui sai. Ho preparato un segnalibro personalizzato...Ti abbraccio forte.
RispondiEliminaBuonanotte, Ester.
Sabina Danila