![]() |
| Il cuore d'oro della bennibag. Domenica prossima, al Pigneto e buon mercato a tutti! |
Non so se vi è mai
capitato, a me no fino a ieri, di camminare a passo svelto lungo il Corso
Vittorio Emanuele frastornato di automobili, autobus e motorini, nel via vai
convulso della città in movimento assurdo ed eterno, e di entrare poi, come in
un eden ben nascosto, nell’oro acceso e vasto, in cosmo ritrovato, di Sant’Andrea
della Valle. Dicevo che a me, benché romana e cresciuta a pane e chiese, non
era capitato mai e mal me ne incolse,
perché a entrar in quel sacro tempio - le spalle al mondo convulso di là fuori
- dove mute si fanno le cure quotidiane e tutti i pensieri bassi e meschini si
ferman sulla soglia e finiscono mangiate dal divino, si sente come l’abbraccio
dell’immenso e tutto quanto par danzare in un’armonia antica, da protostoria. Mi siedo, dunque, beata, in uno dei banchi della Chiesa e davanti ho
il povero apostolo Andrea messo in croce, ma in quella sua croce che dal suo
supplizio proprio prende il nome, e mi immergo nel mio pensiero solenne e
ardente. Finito il raccoglimento passo a salutare (sono lì anche per loro) gli
Arcangeli Gabriele e Raffaele che sono in terra l’uno, come si sa, messaggero
di Dio e l’altro taumaturgo, i quali, radiosi, splendono nella maestria del
Pomarancio. Manca Michele che io, però, ho la grazia di festeggiar giorno per
giorno nel nostro incantamento, senza aspettare il 29 di settembre...
Esplodo poi nel mondo e
osservo divertita una scenetta condita al pinzimonio. Un certo signore piccolo,
tarchiato e resistente, uno che di certo ha una voce da baritono e pare un
centurione romano mandato finalmente a coltivare il campicello sabino, dopo
vent’anni di campagne partiche, viene fermato da un giovanotto che, per chiedergli i
soldini, invece, di parlare gli mostra un cartello con su scritto “Ho fame”.
Lesto, il vecchietto tira fuori un taccuino e scrive a chiare lettere: “E
chissenefrega”. La moglie di lui, un passo dietro, ridendo (e senza che lui s’accorga)
dà lei la monetina e così, vivaddio, tutti contenti e pure San Michele.




