Al tramonto, quando il
sole sembra coprir di velo le braccia d’oro, regalando quel tantolino di
respiro e quando sembra che il traffico
umano lungo la battigia e tra le onde
(persino qui a Jesolo) sia un poco smorzo, mi piace – allora sì - scendere giù
in spiaggia, in compagnia di un libro e di un asciugamano e giunta proprio lì
dove la risacca colora di cioccolato al latte la riva, eccomi srotolare il mio
tappeto di spugna rosa e giù lunga, spegnendo l’interruttore dei pensieri che,
come per tutti, pare sempre acceso. La pace mi imburra le ossa e sono lì, beata, con il mio amico
Erodoto (una scoperta che, diciamolo forte, dovrebbe farmi vergognare…) che mi
racconta di Ciro e di Creso e di Cambise e di Candaule e io perduta nella malia
di quelle storie. Sì, ma fino a un certo punto perché, a Jesolo, quando il
viavai dei venditori ambulanti, carichi di mercanzie inutili e colorate, hanno
tirato i remi in barca e quando i più sono già saliti, sotto la doccia, al
ristorante o in uno dei tanti divertimentifici di questo litorale jesolano di
plastica e cemento, a invadere la spiaggia sono le squadrette di bambini e
ragazzini. Nello spazio che corre tra l’ultima fila d’ombrelloni e la linea
della risacca, è tutto un fiorir di campetti disegnati sulla sabbia su cui
corrono, infaticabili, tutti totti in erba.
Leggo di Candaule e,
punfete, la prima pallonata. Senza scusarsi, due manine more afferrano la
palla. Pazienza, mi dico e sono a pagina tal dei tali quando, punfete, la
seconda pallonata. Questa volta raccoglie il pallone un tipo adulto che mi si
accovaccia davanti e, occhi negli occhi, mi fa in un sospiro: “Scusi tanto,
signora”. Ma che fa, mi prende in giro? Di svelare il mistero, per carità.
Meglio Ciro che almeno era re. Sono lì, tutta nel libro quando, punfete: e tre!
Sorrido al curaro alla bimbetta mandata dall’uomo di prima a raccogliere la
sfera.
Basta. Mi alzo, cambio posto. E quando sollevo il capo e giro in tondo lo sguardo, mi accorgo, con sgomento, che le squadrette ai bagni miei, tra un molo e l’altro, sono almeno sei. In un tic, faccio due calcoli senza compasso e vado a sistemarmi proprio sotto a una signora corpulenta che mi par beatamente immersa nelle lettura. Ritorno a Creso quando, punfete, ancora un’altra pallonata. Ora la misura è colma, mi dico e sto per prendermela con il raccattapalle di turno quando il mio sguardo va a scontrarsi con la figura di un ragazzino grassottello, sui nove anni, che, in barba al caldo, indossa la maglietta da vespa degli arbitri, un paio di braghette nere che luccicano al sole e un’espressione seria e fiera, solenne, da re di Persia... Mi giro, tutta quanta, per osservarlo meglio, circondato com'è da un groviglio di bimbetti. Li doma, lo vedo. D’un tratto, mentre quelli scodinzolano di qua e di là, lui si impenna. scatta sull’attenti, soffia, a gote piene, il suo fischietto rosso e tira fuori dal taschino, con un gesto da passo dell'oca, il rettangolino giallo dell’ammonizione. Intorno, silenzio; l’ammonito immusonito piega le ginocchia al suo signore. A non so più che numero di pallonate, afferro svelta il pallone, mi alzo e, cerimoniale, faccio da raccattapalle. E quello, non ci crederete, senza una ruga, solenne, mi concede solo uno sbrigativo, : “Grazie tante” e via, al lavoro, il mio Ciro il grande…
Basta. Mi alzo, cambio posto. E quando sollevo il capo e giro in tondo lo sguardo, mi accorgo, con sgomento, che le squadrette ai bagni miei, tra un molo e l’altro, sono almeno sei. In un tic, faccio due calcoli senza compasso e vado a sistemarmi proprio sotto a una signora corpulenta che mi par beatamente immersa nelle lettura. Ritorno a Creso quando, punfete, ancora un’altra pallonata. Ora la misura è colma, mi dico e sto per prendermela con il raccattapalle di turno quando il mio sguardo va a scontrarsi con la figura di un ragazzino grassottello, sui nove anni, che, in barba al caldo, indossa la maglietta da vespa degli arbitri, un paio di braghette nere che luccicano al sole e un’espressione seria e fiera, solenne, da re di Persia... Mi giro, tutta quanta, per osservarlo meglio, circondato com'è da un groviglio di bimbetti. Li doma, lo vedo. D’un tratto, mentre quelli scodinzolano di qua e di là, lui si impenna. scatta sull’attenti, soffia, a gote piene, il suo fischietto rosso e tira fuori dal taschino, con un gesto da passo dell'oca, il rettangolino giallo dell’ammonizione. Intorno, silenzio; l’ammonito immusonito piega le ginocchia al suo signore. A non so più che numero di pallonate, afferro svelta il pallone, mi alzo e, cerimoniale, faccio da raccattapalle. E quello, non ci crederete, senza una ruga, solenne, mi concede solo uno sbrigativo, : “Grazie tante” e via, al lavoro, il mio Ciro il grande…


"Grande Ciro" direi ;)
RispondiEliminami mancate
Carla
...pallonate a Sabina...pallonate a Jesolo...non sarai tu che scegli campi da calcio per il tuo relax??? :))
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