La zia Matilde,
occhi di risciacquo, celestini, bistrati
all'egiziana, era cugina di secondo grado
di mio padre. Di rado veniva a trovarci, scortata dai due figlioli che si somigliavano
come l'inverno e l'estate. Secco,
allampanato, cupo il maggiore;
un'esplosione di vita bionda grano il minore. La zia Matilde, che si diceva
poetessa, dirigeva una rivista
letteraria dal titolo pomposo di
"Areopago ateniese". A ogni visita cercava di spacciare un
abbonamento a mio padre che, cresciuto a pane
e lumi, rifiutava. "Sarà per
un'altra volta...", sorrideva lei, senza scomporsi.
Filosofa e poetessa. Ma zia Matilda, oltre
a scrivere poesie e a far da editrice a una banda di sconclusionati con l'uzzolo dell'arte, parlava anche con i
morti. Una volta mio padre, durante una
delle rare visite di lei, stufo di sentir racconti
di spiriti e fantasmi, si alzò in piedi e, ritto, impalato, sbottò: "Anche io parlo con gli spiriti. Albannotte, Sussurrino, Carcassanno, io vi evoco,
rispondete...". Lei, niente, zitta
e mosca, con l'aria di una che si sta
limando le unghie. Mio padre, rosso in faccia, continuava la
sua tiritera. D'un tratto, un quadro
precipitò a terra con gran schianto.
"Dicevi?", fece la zia Matilde, alzando, come se niente fosse, i suoi occhi di acqua azzurra.

....:)) sicuramente è stato Carcassano a far cadere il quadro.
RispondiEliminaUltimamente fai prima prima tu a pubblicare un post che io un commento...però leggo tutto è?
E complimenti per la produzione degna di una cinesina. :)