Quando ero piccola io, un milione di anni fa, non c'erano videogiochi, chat, carte magic. Ma le figurine, per Bacco, quelle sì, quelle c'erano! I maschi facevano l'album dei calciatori; le femmine quelli degli animali e, più avanti, i Disney. Le figurine - anzi le "figu" come le chiamavamo noi - si comperavano a pacchetti, al prezzo di 50 lire l'uno. Quelle primitive, i dinosauri, dovevano essere spalmate di colla sul dorso prima di coricarsi al posto loro nell'album. Più avanti si fecero moderne e autoadesive. Si guadagnò tempo, la poesia volò via dalla finestra ariosa del progresso... Alla domenica, prima di comperare il pollo arrosto da Di Pietro alla Piramide, andavo all'edicola con mio padre: "Mille lire", dicevo in codice. Poco dopo sventolavo venti pacchetti pieni di felicità: la fregola di aprirli, la figurina "rara", che mi balzava addosso, schiacciandomi l'occhiolino... Lo scambio, a scuola, avveniva così. Il venditore reggeva il mazzetto con la mano sinistra e con la destra lo sfogliava, "figu" per "figu". Il compratore recitava il mantra: "Ce l'ho, ce l'ho, mi manca...". Poi le parti si invertivano. Il mondo figu finì alle medie. Stringevo tra pollice e indice un "Eta Beta", come se avessi in mano la prima edizione del "Porto sepolto" di Ungaretti, mi avvicinai alla Berti, vorace e appassionata come me. "Ce l'hai?", le chiesi. Neppure mi rispose.
Nella foto non ci sono figurine, ma le mie bennibookbags, custodie per i libri affinché non si sciupino nel trambusto di borse, sacchi e zaini.

Nessun commento:
Posta un commento