mercoledì 25 novembre 2020
Un mio articolo su Stilum Curiae
Ho scritto questo breve articolo, qualche tempo fa e l'ho spedito a Marco Tosatti, che conosco per interposta persona (il vaticanista del Gazzettino, Arcangelo Paglialunga, ora in cielo) e che ammiro per il suo grande impegno per la Verità, nel Signore.
La perla di Maria Borgese
Scoprire Maria Borgese, scrittrice fiorentina di razza eppure sconosciuta e poco nota ai più è stato, per me (sempre a caccia di sorelle), come trovar una perla lucente nell'ultima ostrica presa così, per gola, quando la fame è già trascorsa e la cena finita. L'ho amata tanto, la Maria, nel suo romanzo-memoria "Quelli che sono venuti prima", nel quale parla di sua nonna Bettina, figura di nonna cattolica, tutta pane, chiesa e serenità, messa a prova dalla vita nei tempi in cui l'Italia "risorgeva", voltando le spalle al vecchio regime e mandando in soffitta il Granduca fiorentino, che a lei, Bettina, era tanto caro.
L'ho poi ritrovata, la Borgese, in nella cronaca sulla Contessa Lara, altra scrittrice (che però conoscevo) di razza, la cui vita è stata di per sé medesima un romanzo. Non vi svelo la tragedia della breve vita della Evelina Cattermolle (alias Contessa Lara), ma vi rivelo un vezzo che questa donna vissuta nell'Ottocento aveva e che ce la fa sentir simpatica e, insieme, diventar estrosa, viva. Nel manicotto vezzoso, magari di pelliccia,, la Contessa Lara teneva a volte un topolino bianco, che entrava e usciva garbo suo e le teneva compagnia...
mercoledì 18 novembre 2020
Il mio Friuli giovinetto ritorna
https://storiediterritori.com/2020/11/18/il-mio-friuli-giovinetto/
Qualche anno fa, per un premio letterario friulano, avevo scritto questo breve racconto che era stato scartato e poi recuperato a Roma per presentare il premio a livello nazionale. Fu letto, con accompagnamento di chitarra in un bel pomeriggio letterario alla Regione Friuli Venezia (qui in basso la locandina...).
Giulia http://www.perleantichevie.it/files/Locandina%20Roma%2011-04-2017.pdf
Ebbi molti applausi, ma la più grande gioia fu una signora che, abbracciandomi, mi disse: "Anche io avevo il mio casolare rosa!). Ora, se viva potete leggerlo online perché lo ha pubblicato, nel suo bel blog, Giampaolo Pepe.
Con un saluto, un inchino e una riverenza!
sabato 14 novembre 2020
Nel mondo di Cocchiara
Nel mondo al contrario in cui siamo precipitati condotti dalle mosche cocchiere, che sono suddite delle tenebre, i bambini, che ai miei tempi marinavano la scuola, condotti nel Paese dei Balocchi da Lucignolo, si siedono, imbavagliati e tristi, fuori dalle loro scuole, assediandole per entrare e anche Lucignolo è con loro e, insieme a Pinocchio, picchia all'uscio per mendicare una lezione di latinorum...
Nel mondo al contrario (raccontato nei libri da Giuseppe Cocchiara) in cui siamo precipitati condotti dagli squadroni infernali nutriti nel Grande Fratello televisivo, le Chiese, che sono la casa del Signore e dovrebbero essere aperte a tutti e sempre e dare il benvenuto ai fedeli in un abbraccio caldo, sembrano dei parcheggi, come la stupenda Chiesa della Madonna dei Monti a Roma che qui ho fotografato nell'amara vergogna che la abita...
Nel mondo al contrario in cui siamo precipitati, ipnotizzati dalle televisioni che sputano notiziari sempre uguali a se stessi, giorno dopo giorno, come fosse una nenia del pifferaio magico che conduce all'abisso, i virologi, ormai incoronati signori e padroni del cosmo (e non lo sono affatto perché l'unico RE dei Re è il Signore Onnipotente davanti al quale, un giorno, nudi, si ritroveranno...) oltre a pontificare su questo sciagurato virus, piccolo piccolo, ci spiegano anche come passare il Natale e dove comperare i regali. Naturalmente su internet perché vivere è proibito e si può farlo solo virtualmente... E ora so dove ha comperato i pupazzetti che gli stanno sempre dietro alle spalle il dottor Galli! Su internet! E se la situazione (secondo lui) si aggrava ecco spuntare il leone o, peggio ancora, il Trex che fa più paura, brrr. Se tutto va benino, ci sono i lama, le giraffe e anche il diplodoco. Olè!
giovedì 12 novembre 2020
Estate di San Martino
Se volete, a questo link, un mio piccolo articolo sulla dolce, dorata estate di San Martino: https://storiediterritori.com/2020/11/11/oggi-11-novembre-si-festeggia-san-martino/
sabato 7 novembre 2020
La fede al tempo del Coronavirus
Per chi vorrà leggere questo mio articolo che viene da https://storiediterritori.com/...
Quest’anno il coronavirus ha sorpreso tutti noi cambiando all’improvviso e ovunque la vita familiare, lavorativa e pubblica delle persone. Molti si sono trovati a piangere la morte di parenti e amici cari. C’è chi si trova in difficoltà dal punto di vista economico o ha perso il posto di lavoro.
Evidentemente la pandemia ci pone degli interrogativi fondamentali sulla felicità nella nostra vita e sulla nostra fede cristiana. Siamo di fronte ad un segnale di allarme che porta a riflettere su dove poggiano le radici più profonde.
Ecco, cercando in rete il titolo di questo post si può trovare già più di una riflessione, qui invece troverete un articolo scritto apposta da Benedetta de Vito.
Buona lettura!
Il 4 di febbraio di quest’anno, e a ritroso anche nel passato, a Sant’Agata dei Goti, la piccola stupenda basilica che mi vede, allo spuntar del giorno, tra i fedeli, si celebra, in latino, la santa messa in onore e ricordo della piccola grande martire che testimoniò fino alla morte la sua fedeltà al Signore. Viene per l’occasione il cardinale Raymond Burke, un uomo di Dio, un pastore buono, una dolce guida, e con lui i suoi sacerdoti: tanti, tutti belli nelle vesti talari che sembrano dire, allegri, al mondo “io appartengo al Signore!”. La chiesa, nel silenzio che la affoga, si riempie di pia devozione. Ci sono signore che, per l’occasione tirano fuori il velo bianco o nero, che incornicia il viso e crea, per loro beate, una piccola chiesa nella chiesa. Al terzo banco, sulla sinistra, c’ero anche io, in ginocchio, perduta nel gregoriano. Al momento della Santa Eucarestia una voce angelica, nella invisibile persona, intona da lassù dove re è l’organo l’”Adoro te devote” e, nel canto d’amore di San Tommaso, il mio cuore affoga nelle onde d’oro della carità, in ringraziamento e lode.
Ma brusco è il risveglio un mese circa dopo: le chiese chiudono, niente sacramenti. E’ il tempo del covid19.
Fu sgomento e sconforto, per me, abituata ai santi riti quotidiani. Fastidio ricamato di magone che, nell’esercizio spirituale, si trasformò presto in preghiera. Santa Caterina mi ispirò il da farsi: “Fai del tuo cuore una cella e nella cella il Paradiso”. E la preghiera in me fiorì. La rabbia si trasformò in accettazione della Croce e questa si tradusse in parole scritte. Vestii l’armatura d’oro di San Michele, impugnai il mio arco di arciera nata sotto il segno del sagittario, intinsi la penna nell’inchiostro turchino del cielo e scrissi al Vescovo vicario di Roma, implorandolo di riaprir le chiese, anche senza funzioni. Almeno poter varcar la soglia della casa del Signore, che è anche nostra, prostrarsi in adorazione davanti al Santissimo, stare con Lui che ci ama e che amiamo! Mandai la mail e, nel trascorrere dei giorni, ricordo che davanti alla mia parrocchia, intitolata alla Madonna dei Monti, incontrai uno dei sacerdoti, un professore, l’uomo di Dio che tante volte ero andata ad ascoltare, prendendo appunti, nella sua lectio divina. Disoccupato, vestito come un signore qualsiasi, in faccia una mascherina che non finiva più, sgattaiolava via con i giornali sottobraccio. Lo fermai con il guinzaglio della voce: “Allora, non fate nulla? Ci abbandonate?” Non rispose. Continuai: “Allora, ho più fortezza io?”. Fece sì con la testa e scappò via.
La sua risposta mi scorò, eravamo soli, pecorelle allo sbando, smarrite. Neanche la grazia della messa di Pasqua! Soli. Poi però, almeno le parrocchie riaprirono. Fu una tale benedizione che io, appena ritagliavo dei minuti santi dai doveri quotidiani, ero lì alla Madonna dei Monti. Mi rifugiavo, a recitare il rosario, davanti a una piccola cappella sulla navata sinistra dove riposa il sonno del giusto un santo vescovo di nome Guglielmo Giaquinta, che fu fondatore del movimento Pro sanctitate. Le vie misteriose del Signore mi avevano condotto, una sera di tanto tempo fa, ma non ricordo bene quando, a una messa dedicata al Monsignore nel giorno della sua traslazione ai Monti, dove era stato, giovanissimo vice parroco. Nel muto nostro conversare, sotto i cieli aperti del Signore che non sono quelli pettegoli degli uomini né gli arcobaleni di Satana che fanno apparir vero ciò che non lo è, respirai nella verità. Tutti sono chiamati alla santità, volgendo il cuore al Signore, lasciando che lo Spirito Santo risucchi l’anima e la riconduca al suo Creatore. Oh, la meraviglia di esser tralci della vite che è Via, Verità e Vita! La cella di Santa Caterina fu la mia salvezza e Monsignor Giaquinta mi insegnò che, dopo la penitenza, sarebbe venuta la grazia, lungo le strade del Signore che sono imperscrutabili a noi piccoli uomini. E che non importava affatto che la chiesa fosse vuota perché il Signore, un giorno, l’avrebbe riempita. Sorridevo tra me, nel recitare i misteri della gioia…
E d’un tratto, mentre ero lì nella Chiesa vuota, io e il Monsignore soltanto, a tu per tu, nel nostro incontro di anime e muto, ebbi in dono una visione e un ricordo e vidi la fede nel suo splendore bambino, forte, ridente, ordinato, meravigliosamente armonioso. Non caos, ma cosmo, non pandemonio, ma armonia. Sono a Santa Maria Maggiore e d’un tratto, nel ventre d’oro della Basilica liberiana, ecco entrar un piccolo esercito di bambine, condotte da alte e solenni monache domenicane, ben chiuse nei loro mantelli neri. Osservo quell’allegria composta che mi parla, nell’ordinata sua primavera, di un altro tempo, di quando, nella primavera mia, stirata nella divisa dell’Istituto Mater Dei, vedevo un altro mondo, un mondo con i piedi ben piantati sulla terra e il capo in cielo. Un mondo che ho ritrovato, nel bel dono, quella dolce mattina, proprio a Santa Maria Maggiore, in quella nuvola di giovinezza in uniforme, col basco in capo, un basco parlante che grida al mondo “veritas”: loro, tante, deliziose Madeleine ritrovate, venute fin qui – e sorrido – per me e per tutti da Parigi…
mercoledì 4 novembre 2020
Caro Conte ti scrivo
Un'amica, qualche giorno fa, mi ha domandato a bruciapelo se io sono "no mask". Le ho risposto che io sono e non sono mai contro qualcosa. Se non condivido nulla di quanto sta accadendo nel mio povero Paese da marzo in poi è solamente perché non vivo nei pettegolezzi degli uomini e neppure sotto l'arcobaleno falso di Satana, ma sotto i cieli aperti del Signore. E nella sua Verità, che è semplice, ordinata, pura, vedo i frutti di quanto han combinato in questi lunghi mesi senza capo né coda. E vedo il mondo al contrario nel quale ci hanno precipitati.
Qualche giorno fa, ad esempio, sono andata a prendere una boccata d'aria a Villa Aldobrandini ed ecco lo spettacolo penoso e deprimente che mi sono trovata ad osservare. In giro per il parco tante signore, di circa la mia età, e tutte a rincorrere un cane o un cagnolone, libero e selvaggio e senza museruola, chiamandolo con affettuosità come se fosse un figlio... In fondo al parco, invece, una scolaresca imbavagliata, immobile, triste, ascoltava, per quanto poteva visto l'impedimento labiale, un altrettanto imbavagliato professorino. E anche durante la clausura i cani hanno avuto il diritto di uscire, mentre i bimbi, che han bisogno di sole e di aria per crescer sani ed equilibrati, in casa, davanti a un computer a respirar l'acetone della falsa "didattica a distanza"... E' questa la via?
Caro Conte (che non sei conte), caro Speranza (che non dai speranza), forse è meglio morire che languire in questa pena, meglio lasciar che il virus faccia la sua corsa e scappi via, invece di bloccar le vene, fissar nella ceralacca il sangue e condannare un Paese intero alla morte per disperazione...
domenica 1 novembre 2020
Ognissanti, per voi
Potete trovare qui https://storiediterritori.com/ il pezzo che ho scritto per la festa di Ognissanti, un piccolo pezzo, tutto per voi.










