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mercoledì 21 agosto 2019

Un conte favoloso

Da qualche tempo in qua ho cominciato a scrivere per il sito delle Biblioteche di Roma https://www.bibliotechediroma.it/delle piccole recensioni sui tantissimi libri che sto leggendo o che ho letto nella mia lunga consuetudine letteraria. Così ho pensato di postarne alcuni qui e comincio subito con uno scritto breve che ho dedicato a Monaldo Leopardi, il papà di Giacomo, che era tutto meno come ce lo hanno raccontato a scuola. 
Ci hanno raccontato, a scuola e forse anche al cinema (ma il film "Un giovane favoloso" non l'ho visto...), un Monaldo Leopardi, padre di Giacomo, rigido, pedante, codino, un insopportabile reazionario . E, invece... invece, che scoperta leggere l'autobiografia godibilissima del papà del poeta recanatese! Monaldo ha uno stile tutto quanto allegro, ironico, e, cuore a cuore, racconta le sue memorie sentimentali (di come si cacciò in un matrimonio sbagliato e di come ne uscì e di come poi sposò la mamma di Giacomo...) e politiche nelle vicissitudini repubblichine francesi nella Marca pontificia. Vanno e vengono personaggi autorevoli e codardi, zii, briganti, francesi. E lui, il conte Leopardi, sempre in mezzo alle sfortune, tra prigione e liberazione. Sì, un bel viaggio e una simpatica stretta di mano, in riconoscenza, al genitore dell'autore dell'Infinito che doveva alle brighe di suo padre (che comperava i libri alle svendite dei papalini romani assediati ai francesi) se poteva contare, nel suo "natio borgo selvaggio" di una biblioteca di prim'ordine e anche, diciamolo, di un papà amorevole, responsabile e anche assai divertente.


lunedì 5 agosto 2019

Cortesie per gli ospiti


Non so se vi è mai capitato di guardare in televisione un programma che si intitola “Cortesie per gli ospiti”. Io, tra una faccenda e l’altra snaso un poco, un occhio allo schermo, l'altro al fornetto, per imparar qualche ricetta nuova e, un altro po’ per entrare nelle case altrui e dare un’occhiata in giro, un poco anche perché non mi dispiace sentir quello che ha da dire Csaba che, con quel suo nome esotico, la figura snella, l’abbigliamento elegante e semplice è tagliata a pennello nel suo ruolo mentre molto meno mi interessano i giudizi dei suoi due accompagnatori di cui non ricordo i nomi e non me ne vogliano.
Csaba ha occhi appuntiti e gentili, occhi tranquilli che sanno veder chiaro lì dove corre la linea della perfezione. Una tovaglia bianca, di cotone e pizzi, ben stirata fa a pugni con piatti della Standa; un centrotavola non può esser alto come le Torri gemelle e impedir che le persone si guardino in viso; e poi dettagli su cucchiaini, tovaglioli, piatti che non sono niente affatto puntigliosità e artifizi, ma semplici corredi al vivere bene e che, tutti quanti, si spiegano nella praticità rotonda.
Eh già, nel mio evviva alla semplicità, ho pensato a Csaba e a quanto ha ragione nell’indovinar nelle intenzioni che si fan gesti e cose, se gli ospiti sono graditi oppure no, se chi cucina lo fa con grazia e cuore o soltanto per convenienza, abitudine o chissà. E’ stato, come in un’epifania, qualche giorno fa in un ristorante dalle parti dell’Abbazia di Farfa, nella mia dolce Sabina. Il nome lo taccio, ma appena giunta, alla maniera di Csaba, ho osservato l’intorno. Ho visto delle tovaglie dorate, messe a casaccio, penzoloni da una parte e come morsicate dall’altra. Ho visto un laghetto dei pesci rossi che mandava un gran cattivo odore, ho visto, sulle tovaglie d’oro degli incongruenti tovaglioli a quadri. Così quando sono arrivate le pizze, ero già preparata… ma, via, acqua passata e avanti e coraggio, in gioia.

Ps: ho ricevuto molte mail, messaggi, telefonate di persone (anche giornalisti) che han letto il mio "C'ero una volta" e lo hanno chiuso con la pace nel cuore. Ringrazio tutti e qui riporto la copertina e l'indirizzo, casomai, per acquistarlo.
Aggiungi didascaliahttps://www.fenicebookstore.it/shop/cartacei/prosa/narrativa-italiana/cero-una-volta/