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La porta finestra della
camera da letto, che era dei miei genitori, e ora è mia e di mio marito, è come
un gran quadro della marina sarda che è anima della mia anima. Incornicia, l’isola di Tavolara, rosa e celeste, l’anello della baia dei gigli bianchi (detti
Girgolu) e poi ancora, in vicinanza, il dorso di balena dell’isolotto di Cana. Ad
occhi chiusi, come percorrendo gli spazi, con il senso profondo dell’amore acceso, conto
le rocce frastagliate, le piccole insenature, i giochi di pietre in cascata
libera tra l’onde. Di notte, il manto del buio pare rimboccar le coperte alle rive e proteggerle dal lumeggiare
delle stelle fredde che, da lassù, vanitose si specchiano nell’acque. Al
mattino, poi, il dardo del sole, si accende sul disegno verde dell’aldia ed è un
nuovo giorno.
Io, come rinata nell’arancio,
sono già sulla spiaggia, mentre il sole occhieggia tra il verde dei cespugli di
mirto, lentisco ed olivastro, nei colori che sono stati compagni dell’infanzia
mia e di oggi pure. Sulla spiaggia, con il mio bel rosario rosa (che ho donato
a un amico che non vedevo da trent’anni e più), percorro a passi lenti l’arenile
mentre le onde paiono baciarmi i piedi tanto è caldo il loro tenero respiro. Avanti e
indietro e poi distesa nella sabbia già cotta dal sole, che solletica i piedi ,
nel sollievo ritrovato della natura desta. D’un tratto, un rumorino: oh che
cosa è, mi domando, e sollevo il capo. Lo sguardo si posa su un bruscolo di
granchio che percorre, coraggioso, la riva in cerca dell’ombra delle mie gambe.
Oh tu guarda, ho un amichino mi dico, e lo osservo mentre si accovaccia nel
buio mio. Allungo un polpastrello per accarezzarlo sul carapace. E lui, in guardia, con un balzo, apre le chele in segno di battaglia. Che paura! Gli occhi, due pepini, mi
osservano e sento la tensione vibrante del suo corpicino. Oh, no, non preoccuparti,
amichino, sto soltanto cambiando posizione. E pure lui, inseguendo l’ombra mia.
Stavamo proprio bene, amichino ed io, ma arriva amicone (mio marito) bello
fresco dal lungo bagno di mare, e, preoccupato per il piccolino, lo prende e
via nell’acqua scura, sotto gli sogli, in tana, in tana. Addio amichino!

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