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lunedì 22 luglio 2019

Amichino e amicone

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La porta finestra della camera da letto, che era dei miei genitori, e ora è mia e di mio marito, è come un gran quadro della marina sarda che è anima della mia anima. Incornicia, l’isola di Tavolara, rosa e celeste, l’anello della baia dei gigli bianchi (detti Girgolu) e poi ancora, in vicinanza, il dorso di balena dell’isolotto di Cana. Ad occhi chiusi, come percorrendo gli spazi, con il senso profondo dell’amore acceso, conto le rocce frastagliate, le piccole insenature, i giochi di pietre in cascata libera tra l’onde. Di notte, il manto del buio pare rimboccar le coperte alle rive e  proteggerle dal lumeggiare delle stelle fredde che, da lassù, vanitose si specchiano nell’acque. Al mattino, poi, il dardo del sole, si accende sul disegno verde dell’aldia ed è un nuovo giorno.
Io, come rinata nell’arancio, sono già sulla spiaggia, mentre il sole occhieggia tra il verde dei cespugli di mirto, lentisco ed olivastro, nei colori che sono stati compagni dell’infanzia mia e di oggi pure. Sulla spiaggia, con il mio bel rosario rosa (che ho donato a un amico che non vedevo da trent’anni e più), percorro a passi lenti l’arenile mentre le onde paiono baciarmi i piedi tanto è caldo il loro tenero  respiro. Avanti e indietro e poi distesa nella sabbia già cotta dal sole, che solletica i piedi , nel sollievo ritrovato della natura desta. D’un tratto, un rumorino: oh che cosa è, mi domando, e sollevo il capo. Lo sguardo si posa su un bruscolo di granchio che percorre, coraggioso, la riva in cerca dell’ombra delle mie gambe. Oh tu guarda, ho un amichino mi dico, e lo osservo mentre si accovaccia nel buio mio. Allungo un polpastrello per accarezzarlo sul carapace. E lui, in guardia, con un balzo, apre le chele in segno di battaglia. Che paura! Gli occhi, due pepini, mi osservano e sento la tensione vibrante del suo corpicino. Oh, no, non preoccuparti, amichino, sto soltanto cambiando posizione. E pure lui, inseguendo l’ombra mia. Stavamo proprio bene, amichino ed io, ma arriva amicone (mio marito) bello fresco dal lungo bagno di mare, e, preoccupato per il piccolino, lo prende e via nell’acqua scura, sotto gli sogli, in tana, in tana. Addio amichino!