Sarà che questo sole lucido,
radioso, sfolgorante mi brucia il cuore d’amore per il creato, sarà che è
aprile, il mese della resurrezione, sarà per tutte queste ragioni legate in un
fascio e così sia ma oggi, nel mattino dorato in cui palpita il divino, mi sono tornate in mente
le ricreazioni all’Istituto Mater Dei.
Per la ricreazione, quando
suonava la campanella alle dieci e tante precise, noi tutte (del ginnasio e del
liceo) alunne dell’Istituto Mater Dei esplodevamo al sole sul terrazzo che giace ancora adesso, bianco e
come svenuto, sotto gli occhi attenti delle torri gemelle della Trinità dei
Monti. Era un pascolare in bianco e blu, a gruppetti, a due a due, in solitaria
e c’era chi mangiava la pizza rossa (come una certa Marina) e c’era chi
sbocconcellava un biscotto e chi, niente
di niente, come me perché per noi Ponti la merenda non era nel calcolo delle
vivande quotidiane. Io me ne stavo con una certa ragazzona dai grandi occhi
celesti e dallo sguardo neutro, a leggere con lei i lirici greci tradotti da
Quasimodo oppure con la mia preferita, la R., che era la più carina della
classe e tanto piena di ragazzi che all’uscita, al portone di San
Sebastianello, a prenderla c’era una coda di macchine e tutte lucide e con il
telefono dentro (che allora era un portento…).
Musica nelle mie orecchie i
versi di Quasimodo e musica il cicaleccio allegro della R. che ancora adesso ricordo con
affetto e so pure chi ha sposato e come, adesso, vive sola in una certa bella
casa a un tiro di sasso da Piazza Navona. Musica, certo ma il cuore, il cuore
sobbalzava, quando Marina (ma non accadeva sempre), mi offriva, generosa, un
morso della sua pizza rossa, d’olio e d’amore, comperata in un negozietto (che
non c’è più) in Via della Croce…

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