Di rado oramai me ne vado a
passeggio per la mia bella Roma ferita dal mondo all’incontrario. Di rado, dico
e scrivo, perché mi ferisce vederla ridotta com’è e oggi che è il suo bel
Natale glorioso (21 aprile 753), invece di andarmene, che ne so, fino a Santa Maria Maggiore
(cosa che invece farò per motivi che terrò legati al cuore) a salutarla in
bacio di dama, chiudo gli occhi, li strizzo per benino per cancellare tutto
quanto, sano, il presente tristo, e la immagino bella com’era nella mia
protostoria antica, quando, bambina, per andare all’Istituto Mater Dei, che era
sentinella su Piazza di Spagna, attraversavo, a capo del Pantheon (capolinea
dell’autobus, allora, numero 94) il centro addormentato. C’era, nell’aria
profumata, il presentimento della giornata futura, che a me regalava l’incanto
del mistero rinnovato, camminavo come tasognata in quel frizzantino pulito che
mi accarezzava guance e cuore. Camminavo lungo la silenziosa e ombrosa Via del
Seminario, una serpe divina nel cielo chiuso lassù, e poi esplodevo a Piazza
Sant’Ignazio, in quel palcoscenico settecentesco che è un inno alla bellezza
pura, per come ce l’ha regalatail Signore e noi a specchio per lui. Via del
Corso mi rapiva, nel suo splendore vivo e poi giù, verso Piazza del Popolo, per
risalire lungo la Via dei Condotti, che, nobile come sembra ed è, non è altro
che una striscia di strada costruita sulle tubature che portano l’acqua vergine
alla Fontana di Trevi. Via dei Condotti, appunto… Perché le strade romane
avevano nomi di significanza non come quelle venute poi con i piemontesi che
portavano (e portano) nomi e cognomi dei loro eroi del Risorgimento e dell’unificazione…
Quando, in lontananza,
vedevo roseggiare le azalee spettinate che facevano da soldatini, nei loro bei vasi, lungo la scalinata che conduce alla Trinità (dei
Monti), sapevo che il mio pellegrinare era finito e che presto, in divisa
stirata e cuore allegro, avrei recitato il rosario in cappella, fatto l’ìnchinetto
alla Madonnella ai piedi delle scale di marmo e poi su, in corsa allegra e in spirale matta, per
un nuovo giorno… Buon compleanno dolce Roma!
