E’ con dolore vivo, con
un senso di sgomento che mi fa pestare i piedi nel cuore che mi ritrovo, a
volte, davanti al Colosseo. E tutte le impalcature gialle di questa assurda
metropolitana che non finisce mai (da venti anni vanno avanti i lavori, in un’eternità
che non ha capo e neppure, così pare, coda, in quell’indiavolato non senso
della nostra dopostoria romana…), e l’orrore del degrado nei cumuli di spazzatura
gettati qui e lì, nelle coperte dei senza tetto abbandonate tra gli archi dove
zampilla ancora, memore di tempi migliori, una innocente fontanella, e ora
anche la tettoia bianca, lassù, a rovinare il panorama del Palatino verde del
verde che piace al cuore, ecco, tutto questo, nel chiuder gli occhi, non lo
vedo e da tutto questo io (che pure amo la mia Roma come un fiore la sua terra
sacra e anche il bel Colosseo maestoso), lo sguardo a terra, me ne fuggo via e
ogni volta faccio santo voto di mai più passare da queste parti… E, per motivi
tanti che so io, mi ci ritrovo, sempre sgomenta e sempre nuova.
E siccome è lunedì e l’anno,
bambino, è appena nato e io, dentro di me, porto una pace grande, ricamata di
stupita serenità, che è come un balcone fiorito di gerani rossi al sole,
preferisco dire due parole due di certe mie gite del mattino presto a Porta
Portese, gelata nel gelo di questo gennaio dalla testa bianca, dove compero qui
e lì quel che mi solletica e mi piace, col pensiero fisso di essere per le otto
e mezzo a Sa Crisostomo per la messa di Padre Paolo che è per me, nelle sue
parole belle, fonte di gioia pura e azzurra come un cielo di primavera. E
siccome, per tre volte di seguito, mi è capitato di comperare delle bambole
italiane per così dire vintage, cioè dei tempi miei, di marchi allora noti e
ora non più (Furga, Sebino, Ratti, Italocremona), ieri, io che penso sempre di
essere in incognito, come una Mata Hari, avvicinandomi guardinga a una delle
mie bancarelle e pronta a scegliere col gusto mio, sento il bancarellante che, sornione, col cappello sul naso, dopo un’occhiata e un sorriso, mi fa: “Buongiorno signora Furga!”
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