Cara Virginia ti scrivo
perché porti il nome di mia nipote e, come lei, hai quel faccino un po’ così e
gli occhi di Bambi; cara Virginia ti scrivo perché, oggi, in questo sette
agosto assolato, nel passeggiare mio leggero, dai Monti all’Esquilino, ne
ho viste tante , ma tante, che ditele vorrei, in un elenco di buio e sconforto. Ho visto,
accanto alla fontanina angelica di Via Paolina (che amo nel suo guizzo di acqua
benedetta, appoggiata alla gran Basilica del mio cuore di Santa Maria
Maggiore), una gran “c…” umana spalmata sul marciapiedi e sulla parete accanto
al mio cherubino: ho visto una fioriera, in Via del Boschetto, ricoperta di
rifiuti neanche fosse una pattumiera; ho visto la solita signora tedesca, nel
suo tugurio vista Basilica di Santa Maria Maggiore, che faceva i suoi bisogni
al sole ridente di questa bella domenica mattina che il Signore ci dona nuova
nuova, sotto un cielo turchino che pare il manto della Madonna. Tutto questo,
cara Virginia, ho visto nel degrado che morde il cuore della Città Eterna ormai
da tanti anni e non importa un fico secco chi siede lassù nel gran Palazzo dei
Senatori che domina il Foro Romano e il Palatino. Tante le parole le promesse e
nulla cambia. Vabbè, dimitto auricolas e, per consolarmi, come faccio sempre,
mi chiudo in orazione santa in una delle Chiese care alla mia anima. Santa Prassede (vuota e silente) mi abbraccia con i suoi tanti angeli musicanti, nell’oro acceso della cappella
di San Zenone, sotto gli occhi di marmo di Giovanni Battista Santoni, ritratto
qui dal grande Gian Lorenzo. La bellezza, il cosmo ritrovato, in preghiera,
sono nuova nuova, nella februa che mi accompagna dolcemente in hac lacrimarum
valle…
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