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| La piccola Maria Antonietta e la sua bambola |
A
Parigi, l’anno passato, ho comperato in ricordo della città dello chic (che
tanto mi piace e dove vorrei tornare) una bambolina di carta con abitucci di
ricambio di Maria Antonietta di Francia. Con parrucche bianche e vestiti di seta,
c’era anche un agnellino, nel segno di “Mary had a little lamb”, che poi lei,
agnese, lo divenne, sul patibolo, insieme al suo Louis (che neppure amava…). Ho
comperato, ora lo so, una Marie Antoinette di carta perché la Ville Lumière,
per me, le somiglia. Vivace, elegante, un poco capricciosa come, appunto, doveva
essere la regina austriaca - figliola (penultima di tredici) della serissima
Maria Teresa d’Asburgo, -capitata per i giochi di potere e agli intrighi della
politica a divenire delfina, regina e poi vittima dell’Ancien Regime. E
siccome, le cose accadono sempre quando devono accadere (almeno nell’esistenza mia),
qualche giorno fa, su Rai5, davano un bel documentario sulle donne di Francia
che hanno fatto la moda del Paese e del mondo, e parlavano di Rose Bertain che
era, per chi non lo sapesse, la gran stilista che fece di Maria Antonietta un’icona
di gusto e d’eleganza, un poco come ai giorni nostri lo era Grace Kelly e come lo è
stata Lady Diana fino a qualche tempo fa prima di venir dimenticata. Piume di struzzo, fiori, perle, gran parrucche d’argento, nelle
mille mise di giorno e della sera, Marie Antoniette splendeva a corte, odiata
dal popolo che le rinfacciava ciò che la corte amava. Inconsapevole e aggraziata, tutta in ghingheri e merletti, incedeva, innocente, verso la sua fine...
Non
so perché ma a me la piccola regina di Francia, morta con un vestito a lutto
cucitole in Inghilterra dalla sua Rose, fa tanta tenerezza e ancora di più me
ne fa oggi dopo averla vista (in un documentario questa volta dedicato a sua
madre Maria Teresa) ritratta dalla sorella Maria Cristina mentre stringe,
sorridente, in rotonda, raggiante felicità, una bambola, la mia bambola di
carta…

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