| fiori d'aprile in Sardegna in onore di Santa Caterina, patrona d'Italia e Dottore della Chiesa |
A me veder Renzi in televisione
fa scappare da ridere, buffo come è, liscio, paffutello, infantile nei suoi
slanci verbali, con quei suoi tanti nei, sparpagliati sulle gote fanciulle e la
lingua sciolta nelle sue smorfie fiorentine e siccome la tv non la guardo quasi
più perché sono stanca delle tante parole al vento, mi è toccato subirlo,
Renzi, questa mattina, alle cinque e mezzo o giù di lì mentre me ne stavo al
calduccio nella pancia della Tirrenia, con il cappuccino di latte a lunga
conservazione del bar al ponte tal dei tali, di ritorno dalla mia bella isola
sarda dove, ho lascito il cuore e un gatto rosso che mi era
amico e cliente, e che disegnava ghirigori di allegria nella solitudine azzurra
tutta mia, bucata appena dal miagolare suo vorace e dal volo pazzo delle mie
ghiandaie colorate.
Ho fatto, a Cala dei Gigli, quello che dovevo fare, nelle ore pigre della
silenziosa marina, senza stare ferma mai, tutta Marta diventata, mentre Maria mi teneva sveglia nel trapunto manto della notte nera, in preghiera
nella gioia dello spirito che mi riempie anima e cuore. Belli i miei giorni
sardi e bellissimi i fiori di campo che ho fotografato per la via e che, io lo
so, ispireranno un giorno – chissà quando - qualche bennibag. Ma se Renzi mi
diverte come un maschera fescennina del tipo del Pappus e del Maccus, ha bucato il video appena, il nostro
ministro dell’Interno, Angelino Alfano, saraceno, con quella fronte corrugata,
gli occhi pineali, l’aria solenne che hanno i siciliani, con un nome che pare
un pasticcino alla crema si è fatto di carne e sangue ieri sera all’imbarco
della nave, a Olbia. Eravamo in fila ordinata, sul far della sera, tante
macchine, e a ogni metro percorso, ecco una guardia, un poliziotto, un militare
o un addetto del porto, chiede documenti, nome e cognome, informazioni personali
e tutti i percome del perché si era in Sardegna e perché poi si tornava a Roma.
Io ho risposto che tornavo a casa e: “Posso?”, ho domandato, innocente… Ma un signore,
davanti a me, divertito ma non troppo, ha detto in sardo stretto: “Siammo al Brennero
e non lo sappevammo?”. E l’addetto
portuale, a orecchie basse, a strascico, ha sospirato “Auffiderzen”… Povera Italia.


