Quando l’autunno colorava di
giallo ocra e d’arancio le foglie del caco solitario e i piccoli soli profumati
del calicanthus cominciavano appena a fiorire riempiendo l’attorno d’incanto,
quando ero davvero piccola, arrivava da Pordenone, diretta sul Romulus, nonna
Stella per trascorrere con noialtri, i suoi unici nipoti, un ritaglio di
ottobrata romana. Per me, era festa grande e lo stesso, credo, per i fratelli.
Dei lunghi pomeriggi trascorsi, muti, assieme, ricordo il libro delle vite dei
Santi che lei leggeva avidamente, senza togliere il naso lungo dai fogli. Li
odorava quasi, quei fogli, beandosi delle aureole, tante, che per me erano
altrettanti punti interrogativi. Se anche mi diceva un nome, un nome soltanto
restava per me, mentre per lei, bastava dire – che so io -Teresa, ed ecco
dipingersi un intreccio di avventure e di estasi e di cose segrete da non
rivelare. Diceva, la nonna, che era importante conoscere il Santo del giorno e
mi insegnò che il 21 marzo, oggi, il primo giorno di primavera era dedicato a
San Benedetto e che, per fissarlo nella memoria, potevo dire con lei “San
Benedetto, le rondini sotto il tetto”. E subito, non so come, anche se fuori
mettiamo pioveva, il cielo si faceva se possibile ancor più turchino, come lavato in volo, con stracci e giornali bagnati, dai cori degli angeli, ed era trafitto da un volo pazzo di rondini bianche e nere, e
io, perduta nella mia primavera: mi danzava accanto, sulle punte di rosa, nei
capelli biondi che erano anche i miei… benvenuta primavera!
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