Bambina, andare a
scuola mi piaceva. Se avevo la tosse, lo ricordo io e lo ricorda mia madre,
schiacciavo la bocca contro il cuscino per non farmi sentire e, felice, mi
tiravo su, infilandomi nella divisa estiva o invernale e via verso l’Istituto
Mater Dei, verso la libertà dai gemelli, da mia madre, dalla bella villa che pure mi stringeva intorno al collo come
un cappio di seta che volevo toglier via e che ho tolto. Vestita, scendevo in
cucina a preparare il pane abbrustolito (anche per i fratelli) e solo allora, come
in una visione, compariva mia madre, bisognosa di caffè. Io ero già pronta per
uscir di casa, col freddo che tagliava le ginocchia, e ad attraversar la via
per raggiungere la fermata del 94 che mi avrebbe portato al Pantheon. Oh la
delizia di veder, con gli occhi dell’anima, lo splendore della mia Roma
primigenia! Potevo incontrare anche Menemio Agrippa, sotto il gran cupolone del
tempio a tutti gli Dei e camminavo lungo l’oscura Via del Seminario che mi avrebbe
portato nella gran luce della Via Lata che oggi si chiama Corso. Da lì, giravo
per la via dei Condotti ed ecco la Madonnella, alta su Piazza di Spagna. All’otto
di dicembre, per l’Immacolata Concezione, c’eravamo anche noi del Mater Dei,
insieme al Pontefice, a portar la corona alla nostra mamma celeste…
Una mattina fresca di
primavera, con le azalee rosa e viola già in fiore lungo la scalinata della
Trinità dei Monti, sono lì con la cartella sulle spalle e la mia bella uniforme
splendida di giovinezza e angeli vivi, le gambe al trotto per non far ritardo,
quando ebbi chiara di me la visione di camminar su un prato verde, come di erba
di velluto, e di esser sola, nel lume acceso. Fu solo un attimo, ricordo, poi
tornai in Via dei Condotti e c’era accanto a me la Bonetti che mi disse: “Ti
sei incantata? Sbrigati che si fa tardi…”. E via di corsa, insieme, lungo la
via ancora addormentata…
